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giovedì 30 agosto 2012
romanticismo.
le fragoline di bosco, come ricordo di un passato. un passato prossimo che ovviamente non potrà essere futuro.
mentre ero in Giappone, delle amiche italiane mi raccontavano che avrebbero desiderato trovare, al loro ritorno, la persona che amano con un mucchio di palloncini colorati ad accoglierle. A me è venuto da ridere che quasi sono stata maleducata.
Sono così abituata a una vita senza miele che mi schifa anche la normalità, il chiamarsi "amore", il benedetto parlare al plurale, di un noi che sa di ferita, per me.
mi sono così abituata a vivere senza zuccheri aggiunti, senza glutine, senza lattosio che mi sono scordata il valore di quella dolcezza che dovrebbe far parte della vita o, almeno, dell'amore.
ho amato senza amore per troppo tempo, sostituendo le e-mail alle lettere, il riso alla pasta, la soia al latte, le battute alle tenerezze.
sono capace di amare solo love-free. intollerante a ogni dimostrazione d'amore e di cura.
un rifiuto che la mia mente ha a una cosa che in realtà non mi farebbe male.
io le fragoline di bosco posso mangiarle, e posso mettere mezza bustina di zucchero di canna nel caffè, e posso accettare che mi si scostino i capelli dal viso, che mi si baci la fronte e mi si accarezzi la schiena per farmi addormentare.
posso essere in grado di vivere, senza fuggire, un'appartenenza che mi appartiene.
e se cado, almeno, posso pensare di averci messo tutto il bello che ho.
tanto per non sentire di non avere niente di bello da donare.
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venerdì 10 giugno 2011
a venti centimetri da terra

camminano così, con quel suono delizioso di campanellini leggeri.
come se volassero, alla stessa distanza da terra di quando ci si innamora.
eppure quelle scarpe pesano, ti fanno guardare il mondo da un'altra prospettiva ma ti tengono inchiodata al pavimento.
come a non permetterti irrazionalità.
e ora mi ci sento, su quelle scarpe. ora che desidero più di ogni altra cosa camminare a venti centimetri da terra, nella leggerezza di un amore appena nato.
ora che sono inchiodata al suolo e non ho abbastanza forza per volare via.
tolgo i geta, sfilo i tabi, massaggiandomi una a una le dita smaltate.
snodo l'obi e elimino la polvere di riso dal viso e dalla nuca.
per un poco, non sarò più una geisha.
domenica 13 marzo 2011
budino
Quando vivevo nella mia sakura house di Shoin Jinjamae, Shibuya, Tokyo, spesso mi svegliavo dentro un budino.
Quel budino sotto i piedi che è un palazzo antisismico durante una scossa.
La paura la faceva il rumore, uno strano ronzio, un cellulare che vibra moltiplicato per mille, un rullio, un rumore silenzioso e assordante.
Tokyo trema sempre. E nessuno esce di casa.
Questa volta è stato diverso.
Il Giappone ha tremato con una forza vibrante che nel nostro bel paese avrebbe buttato giù tutto come una millefoglie tagliata male.
E per la prima volta gli amici giapponesi hanno paura, paura vera, che ci sia un'altra scossa, che ci sia un'altra onda, che quella maledetta centrale nucleare numero tre di Fukushima diventi un'altra Chernobyl.
E forse, in parte, così sarà.
I contaminati già ci sono, e sono tanti, e giustamente il governo non da cifre certe perchè il panico è la cosa che i giapponesi vivono peggio.
E' giusto che per qualche giorno ancora restino lì a mangiucchiare i pochi onigiri rimasti, a far fuori le ultime provviste dei supermercati e a cercare di trovare una lattina di caffè nei conbini ormai vuoti. E' giusto che i giapponesi si fidino ancora del loro governo, dei loro rappresentanti, di chi, con costanza e precisione si occupa della loro sicurezza.
Ce la faranno.
Io intanto cerco voli per Tokyo. Adesso il bisogno di ritornare in quel paese è incontenibile.
Quel budino sotto i piedi che è un palazzo antisismico durante una scossa.
La paura la faceva il rumore, uno strano ronzio, un cellulare che vibra moltiplicato per mille, un rullio, un rumore silenzioso e assordante.
Tokyo trema sempre. E nessuno esce di casa.
Questa volta è stato diverso.
Il Giappone ha tremato con una forza vibrante che nel nostro bel paese avrebbe buttato giù tutto come una millefoglie tagliata male.
E per la prima volta gli amici giapponesi hanno paura, paura vera, che ci sia un'altra scossa, che ci sia un'altra onda, che quella maledetta centrale nucleare numero tre di Fukushima diventi un'altra Chernobyl.
E forse, in parte, così sarà.
I contaminati già ci sono, e sono tanti, e giustamente il governo non da cifre certe perchè il panico è la cosa che i giapponesi vivono peggio.
E' giusto che per qualche giorno ancora restino lì a mangiucchiare i pochi onigiri rimasti, a far fuori le ultime provviste dei supermercati e a cercare di trovare una lattina di caffè nei conbini ormai vuoti. E' giusto che i giapponesi si fidino ancora del loro governo, dei loro rappresentanti, di chi, con costanza e precisione si occupa della loro sicurezza.
Ce la faranno.
Io intanto cerco voli per Tokyo. Adesso il bisogno di ritornare in quel paese è incontenibile.
venerdì 16 ottobre 2009
silenzio

Uscendo da Tokyo, seduta al secondo piano di un autobus diretto a Kyoto, ho visto per la prima volta la città che tutti gli altri sembravano vedere.
Shinjuku era come nelle foto dei miei amici, come nei servizi televisivi, quelli con la colonna sonora dei Pizzicato Five, come tutti disegnavano la magnifica capitale del paese del Sol Levante.
Vedevo ennormi insegne luminose e centinaia di giovani orientali con i capelli biondissimi e cotonati.
Ma non ne sentivo il rumore.
Niente palline del pachinko, niente commesse che attirano i clienti con voce squillante, niente video musicali a tutto volume.
E adesso che non sono più lì penso che sia stato proprio il rumore a sfinirmi nei mesi Tokiesi.
Ho da sempre paura dei rumori. Sono una di quelle che davanti a un incidente non chiude gli occhi ma si tappa le orecchie. Da sempre mi viene da piangere se qualcuno vicino a me grida e ancora adesso dopo anni mi innervosisce profondamente il solo pensiero del russare di qualcuno che ho amato.
E' come se per me il dolore risiedesse nel rumore.
Da quel pullman è iniziato il mio viaggio alla ricerca del silenzio, in una delle città più belle del mondo, nella speranza di scovare in poco tempo quella magia che tanto ho cercanto, per riuscire ad avere ossigeno abbastanza da aver voglia di ritornare alla mia solita ma sempre diversa vita.
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mercoledì 7 ottobre 2009
mancanza

Sono stati necessari un paio di giorni di decompressione per riuscire a buttare giù questo post.
Prima di tornare in Italia mi chiedevo cosa mi sarebbe mancato del paese del sol levante e cosa no, ma non riuscivo a risalire a una risposta sensata.
Detestavo l'odore di brodo di pesce fin dalle prime ore del mattino, le file per entrare in metro, il bip fastidioso delle macchinette automatiche per l'acquisto dei biglietti.
Detesterò per sempre "irasshaimase", il benvenuto che sa di mercato urlato da stupide commesse con vocine squillanti.
Detestavo i palazzi e i neon, l'assenza di silenzio e l'indifferenza, il sentirmi sempre diversa ma ugualmente ignorata.
E ora vorrei pranzare a scuola con il kareudon, prendere il bento dallo zozzone che fa lo sconto di 50 yen, sentire il legno sulle labbra invece del metallo freddo.
E mi mancano le corse in bici, le mattine assonnate con le amiche, i musi e i sorrisi, le domeniche in cerca di cose nuove da fare, gli amici alcolizzati, la stanchezza dell'aver parlato 4 lingue per tutto il giorno.
Sono scappata in preda all'agitazione, ero stanca e stressata, forse pure un poco delusa.
Ma ora del Giappone mi manca tanto.
Ora mi manca un nuovo sogno al quale aggrapparmi.
martedì 29 settembre 2009
5 cose
Vi avevo promesso dei post sul nippomondo mentre la mia vita ricomincia a scorrere complicata in terra italica.
Inizierei da qui.
Tutte le cose interessanti(ma anche no) che credevate di sapere sul Giappone e i suoi abitanti e che non sono vere.
1- I nipponici sono bassi.
Non è vero, sono alti quanto noi vatussi italici e anche un poco di più grazie al consumo di cibi spazzatura importati in gran quantità.
2- In Giappone c'è un sacco di roba da comprare.
Cazzate!
Oltre alla tecnologia(che non mi interessa e che comunque richiede tutta una serie di accorgimenti nell'acquisto) e i cazzilli da nerd(che mi interessano ancora meno) non c'è nulla da comprare.
I vestiti sono bruttissimi, le scarpe bellissime perchè occidentali quindi sono le stesse che trovi qui con circa il 30% di costo in più, le cose tradizionali sono robaccia per turisti spesso un poco kitch.
Si salvano solo le scemenze da Yen shop, un corrispondente ipertrofico dei nostri negozi tutto a un euro, nel quale puoi trovare davvero ogni cosa a prezzi irrisori.
3- Le giapponesi sono ben vestite.
Falso come i capelli del Vostro presidente del Consiglio.
Le signorine sono molto femminili, questo è certo ma indossano scarpe SEMPRE di una taglia più grande spesso agganciate al piede da una cosa che somiglia a un polsino di quelli da tennis che si fa passare sotto la suola e tiene la scarpa incollata al piede.
Le gonne sono sempre tutte svolazzanti con un elastico in vita alto e nero indossate con camice strutturatissime con impicci vari sul davanti che simulano, con la complicità della biancheria intima più brutta del mondo, un seno che è inesistente.
Praticamente se vedete una nipponica con vita sottile, fianchi tondi e seno rotondo sappiate che solo il punto vita e roba sua. Il resto è protesi di stoffa.
4- La cucina giapponese è leggera.
Il mio stomaco intrecciato e la bilancia rispondono ufficialmente che non è vero.
C'è una quantità di fritti impensabile, e frutta e verdura sono un'assoluta rarità, venduta a prezzi fuori controllo.
Il sushi è meno diffuso di quanto si pensi e il sashimi è quasi inesistente, nel senso che io personalmente non ho visto nessun ristorante di sashimi a Tokyo.
5- I giapponesi sono precisi e puntuali.
Non c'è cavolata più grossa, a dire il vero.
Sono SEMPRE in ritardo e trafelatissimi.
Si inchinano in mille scuse che ti vien quasi voglia di perdonar tutti all'inizio ma la voglia ti passa subito e dopo un mese vorresti ucciderli.
E non è vero che ai semafori le persone non si scontrano mai.
Certi pomeriggi Shibuya è da lussazione della spalla.
A presto con i resoconti nippici.
Inizierei da qui.
Tutte le cose interessanti(ma anche no) che credevate di sapere sul Giappone e i suoi abitanti e che non sono vere.
1- I nipponici sono bassi.
Non è vero, sono alti quanto noi vatussi italici e anche un poco di più grazie al consumo di cibi spazzatura importati in gran quantità.
2- In Giappone c'è un sacco di roba da comprare.
Cazzate!
Oltre alla tecnologia(che non mi interessa e che comunque richiede tutta una serie di accorgimenti nell'acquisto) e i cazzilli da nerd(che mi interessano ancora meno) non c'è nulla da comprare.
I vestiti sono bruttissimi, le scarpe bellissime perchè occidentali quindi sono le stesse che trovi qui con circa il 30% di costo in più, le cose tradizionali sono robaccia per turisti spesso un poco kitch.
Si salvano solo le scemenze da Yen shop, un corrispondente ipertrofico dei nostri negozi tutto a un euro, nel quale puoi trovare davvero ogni cosa a prezzi irrisori.
3- Le giapponesi sono ben vestite.
Falso come i capelli del Vostro presidente del Consiglio.
Le signorine sono molto femminili, questo è certo ma indossano scarpe SEMPRE di una taglia più grande spesso agganciate al piede da una cosa che somiglia a un polsino di quelli da tennis che si fa passare sotto la suola e tiene la scarpa incollata al piede.
Le gonne sono sempre tutte svolazzanti con un elastico in vita alto e nero indossate con camice strutturatissime con impicci vari sul davanti che simulano, con la complicità della biancheria intima più brutta del mondo, un seno che è inesistente.
Praticamente se vedete una nipponica con vita sottile, fianchi tondi e seno rotondo sappiate che solo il punto vita e roba sua. Il resto è protesi di stoffa.
4- La cucina giapponese è leggera.
Il mio stomaco intrecciato e la bilancia rispondono ufficialmente che non è vero.
C'è una quantità di fritti impensabile, e frutta e verdura sono un'assoluta rarità, venduta a prezzi fuori controllo.
Il sushi è meno diffuso di quanto si pensi e il sashimi è quasi inesistente, nel senso che io personalmente non ho visto nessun ristorante di sashimi a Tokyo.
5- I giapponesi sono precisi e puntuali.
Non c'è cavolata più grossa, a dire il vero.
Sono SEMPRE in ritardo e trafelatissimi.
Si inchinano in mille scuse che ti vien quasi voglia di perdonar tutti all'inizio ma la voglia ti passa subito e dopo un mese vorresti ucciderli.
E non è vero che ai semafori le persone non si scontrano mai.
Certi pomeriggi Shibuya è da lussazione della spalla.
A presto con i resoconti nippici.
giovedì 24 settembre 2009
jet lag
Con i piedi in suolo italiano e la testa ancora in volo.
Sono tornata a casa con un minuscolo bagaglio, che ha fatto sospettare all'addetta del check in che io fossi un corriere della droga, e tre paia di mutande nuove.
Questi mesi sono stati faticosi, li ho vissuti emotivamente poco e no ho avuto abbastanza spazio mentale per costruire cose nuove.
Ho tanti post in cartuccera, li snocciolerò piano piano nei prossimi giorni, così da darvi un piccolo quadro finale.
La vita qui ricomincia.
Ieri ho visto casa nuova, oggi avrò un colloquio di lavoro.
Insomma alla faccia del jet lag, che mi fa crollare dopo ogni pasto come i bambini e risvegliare in piena notte, io sono già perfettamente in moto.
Sono tornata a casa con un minuscolo bagaglio, che ha fatto sospettare all'addetta del check in che io fossi un corriere della droga, e tre paia di mutande nuove.
Questi mesi sono stati faticosi, li ho vissuti emotivamente poco e no ho avuto abbastanza spazio mentale per costruire cose nuove.
Ho tanti post in cartuccera, li snocciolerò piano piano nei prossimi giorni, così da darvi un piccolo quadro finale.
La vita qui ricomincia.
Ieri ho visto casa nuova, oggi avrò un colloquio di lavoro.
Insomma alla faccia del jet lag, che mi fa crollare dopo ogni pasto come i bambini e risvegliare in piena notte, io sono già perfettamente in moto.
martedì 15 settembre 2009
silenzio
Le ultime ore nella stanza di Tokyo.
Ora che mi ero affezionata all'odore del tatami devo smontare tutto e andare via.
Dormo circondata dalle valigie per la terza volta in un anno. Cambio posto per la terza volta, ormai abituata a questa vita da zingara.
Domani alle 16 porterò le mie cose fuori di qui, saluterò una stanza pulita e vuota che indosserà ancora per qualche giorno il mio odore, lascerò i miei bagagli da qualche parte e partirò per Kyoto, da sola, anche se non era previsto.
Ho solo un biglietto del bus notturno che parte da Shinjuku verso il Kansai.
Non ho prenotato altro, non ho letto la guida e, mi scuso anticipatamente con tutti, non intendo incontrare nessuno degli amici che vivono lì.
Parto con poca biancheria pulita e un paio di magliette, un cellulare per foto e emergenze e un blocco per appunti.
Ho voglia di ricominciare a scrivere, ho voglia di vedere il sole sulle pagine sporche di inchiostro, di vedere piccole lacrime rendere trasparente quella carta.
Ho bisogno di silenzio e di bellezza.
Arriverò in Italia tra pochi giorni, sfinita e senza nessuna certezza.
So solo di dover fare l'ennesimo trasloco.
E di voler dare gli stessi abbracci della partenza.
Ora che mi ero affezionata all'odore del tatami devo smontare tutto e andare via.
Dormo circondata dalle valigie per la terza volta in un anno. Cambio posto per la terza volta, ormai abituata a questa vita da zingara.
Domani alle 16 porterò le mie cose fuori di qui, saluterò una stanza pulita e vuota che indosserà ancora per qualche giorno il mio odore, lascerò i miei bagagli da qualche parte e partirò per Kyoto, da sola, anche se non era previsto.
Ho solo un biglietto del bus notturno che parte da Shinjuku verso il Kansai.
Non ho prenotato altro, non ho letto la guida e, mi scuso anticipatamente con tutti, non intendo incontrare nessuno degli amici che vivono lì.
Parto con poca biancheria pulita e un paio di magliette, un cellulare per foto e emergenze e un blocco per appunti.
Ho voglia di ricominciare a scrivere, ho voglia di vedere il sole sulle pagine sporche di inchiostro, di vedere piccole lacrime rendere trasparente quella carta.
Ho bisogno di silenzio e di bellezza.
Arriverò in Italia tra pochi giorni, sfinita e senza nessuna certezza.
So solo di dover fare l'ennesimo trasloco.
E di voler dare gli stessi abbracci della partenza.
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sabato 12 settembre 2009
a ognuno il suo

questo post si sarebbe dovuto intitolare "moglie, divorzio. E te lo dico qui", come da promessa sul blog della Micolina nazionale.
Ma visto che io non sono fortunella come lei, e a me in coppia non arrivano gli strafigoni scopabili questo post parlerà delle due tizie più cretine della scuola, che chiaramente sono diventate mie amiche in tempo record.
Prima di partire per Tokyo mi aspettavo veramente tutto, tranne che di trovare delle amiche, di quelle con le quali prendere il caffè con sguardo assonnato raccontandosi cazzate, di quelle con le quali fare i musi quando li nascondi agli altri, di quelle alle quali fare i grattini( a una per lo meno perchè l'altra è la regina dei ghiacci e merita solo pizzicotti).
Ma dopo pochissimi giorni qui, una sera, sono apparse davanti a me la bionda Emi, la piccoletta di casa, bella come il sole e scema come poche, e la microscopica Cèline che ha un carattere che pesa più del suo corpo.
Queste due qui mi mancheranno, quando sarò in Italia. Mancheranno veramente tanto.
Anche se, ecco, se fossero stati due bei maschietti, io non avrei disdegnato.
domenica 6 settembre 2009
attimi

Quando una mattina ti svegli, ti lavi, ti vesti e vai al conbini(piccolo supermercato aperto 24ore) e dopo aver guardato tutti gli scaffali prendi un onigiri e un the al mango ti iniziano a venire dei dubbi.
E se poi, la sera, dopo una giornata faticosa, ti addormenti sull'autobus e ti svegli alla fermata esatta, il dubbio diventa certezza.
Sei affetta da giapponite.
Terribile malattia, che ti fa mangiare riso e pesce al posto del cornetto, ti fa guardare orribili vestiti facendoteli apparire graziosi, e ti fa dire sugoi e daijobu con una frequenza simile a quella di "cioè" per le ragazzine fighette di 14 anni.
E oggi correvo in bici, per le strade buie, senza una meta e con l'unico scopo di perdere la strada e perdere me.
Pedalavo attratta dal palazzo più alto, a cinque km da me come ho potuto scoprire dopo, attratta dalle luci rosse che ne indicano la presenza ai comandanti degli aerei che sorvolano la città, attratta dall'ignoto che spero sempre di trovare in questa città.
E oggi scendere dalla bici per comprare dei libri che cercavo da tempo, e andare alla cassa per pagarli, leggendo come sempre lo stupore negli occhi dei commessi, è stato impagabile.
E tornare a casa, volando per una discesa, cantando una canzone dei Roxette dei furenti anni 90 ha reso la mia passeggiata un momento da incorniciare e appendere al muro della mia memoria.
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mercoledì 2 settembre 2009
acido lattico

Erano passati tre anni dall'ultima volta nella quale mi ero sbucciata le ginocchia, e salire nuovamente in bici è stata una prova di coraggio, una dimostrazione che tanto era cambiato in me da allora.
E da circa un mese a questa parte ogni singolo giorno passo sulla bici almeno un'ora del mio tempo, ci vado a scuola, a fare la spesa, a scoprire posti nuovi di una città troppo grande per smettere così presto di essere sconosciuta.
E l'acido lattico è svanito, i muscoli non subiscono più la salita della mattina verso scuola, nè le continue frenate per non uccidere i molti passanti che affollano il marciapiedi quando torno a casa nell'ora di punta.
E oggi mentre volavo in discesa, alle sette del mattino di una Tokyo quasi invernale pensavo al muscolo cuore, e a quanto sia meno allenato delle mie gambe.
Per tanto tempo l'ho lasciato a riposo e, nonostante i numerosi tentativi, nessuno è riuscito a farlo ripartire.
E adesso lo sento muoversi, affaticarsi a battere, a pompare più sangue nelle vene, a restituire colorito alle guance e alle labbra.
E quando sento che non ce la fa scendo, e lo guido, come facevo i primi giorni in bici nella salita prima di scuola.
Poggio i piedi a terra e guardo avanti, il cuore c'è nonostante tutto.
Prometto di non dimenticarmene più.
(romanticismo a parte, per lo stacco di coscia della foto prendetevela con la piccola Emi, che evidentemente ci tiene alla mia vita sessuale.)
lunedì 31 agosto 2009
la svolta politica.
Alla fine di una campagna elettorale quantomeno intensa, fatta anche di altoparlanti in fuzione a tutte le ore e candidati in mostra nelle piazze con completi eleganti e guantini bianchi per stringere la mano ai passanti.
Il Giappone anche in questo è ordine e forma, anche in questo è un passetto avanti.
Vivrò gli ultimi 20 giorni in un paese che ha appena vissuto una legendaria svolta a sinistra, dopo più di cinquant'anni di governo di centro destra.
Il problemi sono tanti in un paese così sviluppato, la disoccupazione in crescita( teniamo in considerazione che qui si parladi una percentuale che gira intorno al 4% che noi in Italia possiamo solo sognare), la natalità in crollo continuo, il rapporto conflittuale con l'ecologia, i rapporti con l'estero.
E tante sono anche le promesse di un governo che ha comunque un forte peso a livello mondiale.
Noi qui guardiamo fiduciosi.
Il Giappone anche in questo è ordine e forma, anche in questo è un passetto avanti.
Vivrò gli ultimi 20 giorni in un paese che ha appena vissuto una legendaria svolta a sinistra, dopo più di cinquant'anni di governo di centro destra.
Il problemi sono tanti in un paese così sviluppato, la disoccupazione in crescita( teniamo in considerazione che qui si parladi una percentuale che gira intorno al 4% che noi in Italia possiamo solo sognare), la natalità in crollo continuo, il rapporto conflittuale con l'ecologia, i rapporti con l'estero.
E tante sono anche le promesse di un governo che ha comunque un forte peso a livello mondiale.
Noi qui guardiamo fiduciosi.
lunedì 24 agosto 2009

Ieri mattina per la prima volta sono stata salutata da una vicina di casa. Per la prima volta in due mesi.
Era intenta a spruzzare un prodotto specifico intorno al tombino davanti casa sua.
Forse mi ha salutata perchè in quel momento eravamo due donne sole nella lotta impari con il gokiburi.
Si, il gokiburi, essere mitologico che gli scenziati accomunano allo scarafaggio del bel paese ma che ne è un'evoluzione meccanicamente superiore.
Questo essere metà scarafaggio metà gundam è dotato di un'apertura allare straordinaria e di una corazza medievale che non ha punti deboli.
La supervelocità lo rende poi inarrestabile.
Ma non è l'unico simpatico amico che la megalopolo tokiese ci offre.
I corvi sono rinomati, pesano più o meno quanto i miei nipoti di otto anni ed emettono un ka-ka-ka-ka fastidiosissimo a partire dalle 5 del mattino fino a tarda sera.
Altro essere delizioso capace di allietare ogni singolo momento della giornata sono dei deliziosi invisibili grilli( ho una sola testimonianza visiva dell'esistenza dell'esserino verde che tanto ino non è) che con il loro fi fi fi fi fififi scassano, ehm, accolgono i passanti nel loro avvicinarsi seppur per sbaglio a un qualunque albero della zona.
Per concludere credo di aver conosciuto qui gli unici moscerini in grado di sopravvivere alle temperature polari della mia stanza.
Insomma, sono in buona compagnia.
(la foto non c'entra niente, ma non volevo certo postare un reportage fotografico degli amici in questione, quindi ho deciso di postare la cosa più giapponese che ho visto ieri a Kamakura, bocca della verità a soli 100 yen.)
mercoledì 19 agosto 2009
il cappuccino perfetto

Certi giorni sembrano perfetti così, con il cuore in una continua altalena di emozioni.
Tra baci sulle punte delle dita e spine ai fianchi, tra sorrisi invincibili e faticosa china nera da mandare giù.
Alla fine la mia vita è sempre così.
E' come un cappuccino perfetto in una domenica pomeriggio di metà agosto.Un cappuccino che tiene il cucchiaino grazie a una schiuma insuperabile ma che al primo sorso ti brucia la lingua.
Ma ho imparato, ormai tutte le mattine nel bicchierone di cappuccino che mi accompagna durante lo studio che precede la lezione, verso un goccio di acqua fredda.
E' vero, il sapore è un poco meno intenso, ma mi piace, e non ustiona.
lunedì 10 agosto 2009
.learn from yesterday, work for tomorrow, rest this afternoon
Vivo in un posto nel quale se 4 tizi un giorno vanno sul prato in riva al fiume e stendono un telo azzurro bloccandolo al suolo e scrivendoci sopra col nastro adesivo il nome di uno di essi in katakana, il giorno dopo, nello stesso prato, in mezzo a milioni di altri teli, i 4 tizi, seguiti da una decina di amici, trovano il telo dove lo avevano lasciato.
Perchè, perdincibacco, se stendi un telo col tuo nome per terra, non ci sono cavoli, quel posto è tuo!
Quindi puoi vedere i fuochi d'artificio con il minimo sforzo e il massimo risultato, sgranocchiando porcherie al sapore di gambero e dormicchiando anche un poco.
Vivo in un paese nel quale le signore di 70 anni vanno in bici tenendo l'ombrello in mano, mentre io, giovine donzella ventisettenne nel pieno delle mie energie, probabilmente avrò bisogno delle rotelline per evitare di sbucciarmi le ginocchia o uccidere due o tre passanti di fila.
Ma poi, dopo un po', smette di fare male il culo?!?
venerdì 31 luglio 2009
Dell'amore e d'altre minchiate

Nel ringraziare chi mi ha spedito questa immagine perfettamente in tema con gli ultimi tempi vorrei rassicurare tutti voi, cari miei lettori, che la vostra cretina in trasferta non ha smesso di esser tale nonostante sia diventata un poco più romantica.
Quindi ecco le cinque cose che non ve ne fregava un fico secco di sapere.
1- In terra nipponica non ho ancora trovato alcun soggetto meritevole delle mie attenzioni sessuali, indi sono in astinenza da molto più tempo di quanto avrei mai creduto possibile. Detto questo ho scoperto fin dal primo giorno a Tokyo che vanno di moda i vibratori di hello kitty che hanno la testa come parte vibrante.
2- Le giapponesi non si fanno la ceretta, e il mio depilatore elettrico qui va a rallentatore, diventando una specie di piccolo strumento di tortura. Quindi, Fabiana, se mi leggi, prendiamo un appuntamento per il 23 settembre alle 8 del mattino per una cera completa.
3- Le bellissime donne giapponesi sono dotate di alcuni tra i piedi più brutti del mondo.
4- Sto scrivendo cose che mamma non approverebbe nemmeno un poco, quindi ora che hai imparato a usare internet, mamma, se leggi questo messaggio diseredami adesso o taci per sempre.
5- Sono a Tokyo da un mese e non ho comprato niente! I vestiti sono bruttissimi, tranne i marchi occidentali che sono più economici in Italia, vorrei scoprire cosa legge la gente ma girano tutti con le copertine incartate per una forma di privacy che non capisco, le scarpe mi stanno prevalentemente piccole chè qui taglia 40 trovo solo le scarpe tacco 16 e plateau.
Siete contenti adesso?
lunedì 27 luglio 2009
il castello

E' notte piena e, complice l'assoluta insonnia di questa notte, i pensieri scorrono veloci.
Sono molto stanca, dormo troppo poco e male, divisa tra la voglia di comunicare con chi mi aspetta in Italia e la sveglia alle 7.
7 ore di differenza che rendono difficile anche capirsi, come se condizionassero i pensieri.
E sono avanti nel tempo e indietro col cuore.
E stanotte lascio che la malinconia prenda piede mentre riempio di segni tante pagine bianche, e penso al castello nel quale tengo chiusi i desideri, in torri alte e segrete oscure, e penso a quando io mi creda semplice mentre invece sono un macigno nella vita della gente.
E l'anima si riempie di vecchie nuove parole, che le labbra non possono ancora pronunciare.
Stanotte è quasi finita.
Lascio la malinconia in questa stanza e ricomincio a imparare i passi di questa danza.
sabato 25 luglio 2009
Legno e cemento.

Migliaia di palazzi giganteschi e sempre illuminati, negozi e locali che aprono ai piani alti o sottoterra, perchè sulla strada non c'è più spazio.
Puoi camminare per 15 minuti interi ed essere sempre alla stessa stazione metro.
O puoi mangiare in un minuscolo ristorante tutto in legno nel quale per il corrispondente di 10 euro una signora anziana che vuole esser chiamata Obaasan (nonnetta) ti prepara un curry meraviglioso e profumato che non lo dimentichi più e ti intrattiene tutta la serata parlandoti della sua vita.
Legno e cemento, questa città.
Cemento come la gente che se ne frega di te per strada.
Legno caldo e profumato come una giovane professoressa che mentre fa una lezione sugli odori ti offre deliziosi cioccolatini.
Questo è il paese delle contraddizioni, lo pensavo prima, ne ho la certezza adesso.
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lunedì 20 luglio 2009
tokyo trash
Ieri ho passato la giornata in un parco che sarebbe potuto essere in qualunque citta del mondo, se non fosse per il ponticello di legno che ti dispiaceva quasi camminarci sopra senza i geta, tanto era bello.
Una festa sudamericana in pieno centro di Tokyo, è cosa strana.
Gente di tutti i colori che ballava La Vida es un Carnaval, e un carnevale ieri lo è stato davvero.
Che scappati dalla festa colombiana siamo andati alla più kitch delle feste in barca. Grossa nave che attraversa il Sumida, regalando panorami inaspettati e bellissimi, con un'animazione da villaggio turistico di quarto livello.
Ho riso alle lacrime vedendo le ballerine in Yukata intente a danzare Volare sulla musica dei Gipsy Kings o WMCA in giapponese.
I Giapponesi e i Gaijin ubriachi intorno a me erano lo spettacolo più trash che pensavo di poter vedere in questa città.
Ah, e per i miei tanti amici otaku devo dare un'informazione, ho visto il Gundam.
E' gigantesco, si vedeva dall'altra riva del fiume ma prometto di andare presto a fotografarlo per voi.
mercoledì 15 luglio 2009
pastello

Mi aspettavo una Tokyo grigia, prima del mio arrivo, e invece la scopro piena di colori stupendi.
Il cielo che quando c'è il sole ha un colore indefinito, che lo so che è lo smog a dare quel colore, ma è bello lo stesso. Le mille insegne colorate, le luci al neon e i gingilli appesi un poco ovunque. E le ragazze vestite di colori chiari che mi fanno notare che vesto sempre di nero. E i loro capelli lucidissimi e sempre stupendi.
E i negozi di frutta che espongono ogni singolo meraviglioso frutto polposo confezionato in una carta colorata come fanno i nostri fiorai. Perchè qui la frutta è un lusso, una deliziosa prelibatezza da regalare.
Mi piace questo posto.
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