martedì 6 settembre 2016

More

Rubare le more, dalla pianta, aggirando le spine. Staccare un frutto alla volta, con forza e prudenza per non distruggerlo.
Sentirle sciogliere in bocca, scoppiare in molti, minuscoli, semi.
Un gesto di oggi che ha radici così lontane, in un paesino siciliano, dove la montagna, come la chiamano, si fa sentire forte e chiara.
Oggi è stato tornare indietro di 20 anni, smettere di essere sola e avere accanto un'altra Bea, reale e non, ritrovandomi a essere per una volta la Bea grande che mai sono stata, insegnando a una pellegrina come me a staccare quelle gemme senza sporcarsi le dita di zucchero viola, senza spremerle di tutto il succo, senza macchiarsi la maglia bianca come la mia, che poi non si toglie più, dicevano.
E oggi, in una campagna spagnola di non so bene dove, ho pensato che I ricordi sono quella cosa che non si toglie più, pure se te li scordi.
Ché di quella Bea lí, se me l'avessero chiesto, avrei ricordato di tutto ma non che mi aveva insegnato a raccogliere le more.

domenica 7 agosto 2016

A letto, nuda, con la luce arancio dei lampioni a sottolineare I contorni di questo corpo straordinariamente imperfetto, con una voce tanto familiare quanto estranea che spoglia dentro, oltre.
Non mi sono mai spogliata per un uomo, la bretella del reggiseno che scivola, lo sguardo ammiccante, l'esposizione dei glutei sfilando le mutandine, eppure non riesco a tenere addosso gli indumenti dell'anima, leggeri veli bianchi, sottili, che scivolano tra le dita.

Come se, lievi, mi sfiorassero la pelle, cadendo sul pavimento immaginario della mia vita.
Mi scopro scoperta e timida, umida di sensazioni quasi tattili, pronta a mostrarmi senza apparire ridicola.

Esiste qualcosa, dentro me, di profondamente giusto e malato, tenero e sprezzante.
Esiste un fluido dolce che mi scorre nell'anima, nella pancia, tra le gambe, mi bagna le cosce, gli occhi, le caviglie.

Da una vita mi lascio masturbare la mente, penetrare con gli occhi, leccare con la punta delle dita.

Rotolo nei desideri, stanotte.
Mi lascio avvolgere dal mio respiro prima di dormire.
Sono cosí incredibilmente giusta, certe volte, cosí perdutamente amabile, fastidiosamente odiosa, schifosamente scopabile.

Un mondo intero



sabato 9 luglio 2016

Rampicanti


ferma a guardare il soffitto. la schiena sudata sulle lenzuola rosse, il silenzio dentro e la musica intorno, un solo altro respiro oltre il mio. Più lento, regolare e profondo.

sentire crescere, intorno, rigogliosi rampicanti di mille sfumature di verde, che si abbarbicano su pareti reticolate, le riempiono, le decorano e insieme escludono la vista, coprono, nascondono scorci di pelle e sguardi.

I muri si trasformano da bianchi e lisci a dipinti, colorati e sgargianti e ancora distrutti, con cocci sparsi a terra, come fossimo nella Berlino dell'89, senza riuscire a passare, sporgendo mani, braccia e labbra, curiosando attraverso i buchi, e oggi spostando le foglie facendomi strada con le dita e creando spazio in questa parete rampicante che mi separa da me, da quel che vorrei essere e che vorrei avere.



Che di trappole emotive ne ho sfuggite tante.
Che di pareti ne ho issate altrettante.
Alla continua ricerca di una libertà possente, straniante, capace di lenire, sedare, commuovere.
La spinta vitale mi possiede.



martedì 28 giugno 2016

Braccia

Gambe allenate a sostenere pesi imponenti.
Rialzarsi da terra e oltre. La terra sotto le unghie.
Risalire è facile, ormai, la cosa che so fare meglio. È come andare in bicicletta, una volta imparato è per sempre.
È lanciarsi il problema, per quello le gambe non servono, serve che ci sia qualcuno pronto a prenderti o, in caso contrario, è necessario avere braccia potenti, solide, strutturate.
Bisogna essere certi di sapersi agganciare ovunque, di poter tenere in mano un lembo di terra tagliente.
E io ho le braccia forti pert tirare su gli altri. Non me.