venerdì 2 dicembre 2011
points of view
Non c’è un motivo. Tutte le migliori decisioni della mia vita le ho prese in istanti brevissimi. Ogni volta che ho pensato alle cose, ho sbagliato.
C’era il blog (che non esiste più). C’erano ipotesi di fantasie, c’era la voglia di giocare, c’era che in quotidiano, anche se fai lo stagista, il tempo è retrattile, fai tantissimo in pochissimo e il resto delle ore te le devi inventare. Io scrissi a Bea.
Non ho idea di cosa le scrissi. Né di cosa mi rispose subito dopo. So solo che prima non c’era, poi subito dopo c’era e si era presa uno spazio che non vedevo prima e non so come abbia fatto lei a scoprirlo io ad averlo ignorato. Una terra lontanissima ma impossibile da non vedere. Non proprio l’America, l’Australia. Non proprio Colombo, Magellano.
Ogni vero amore è esplorazione. Siamo stati una cosa fugace. Ci siamo scritti tanto. Abbiamo litigato per motivi che nemmeno ricordiamo. Abbiamo avuto prima fretta, poi paura, poi di nuovo fretta, e poi abbiamo scopertohttp://www.blogger.com/img/blank.gif che il tempo e il mondo ci lasciavano in pace se ci volevamo bene e basta. Le ho spedito le manette, e volevo dire troppe cose, con quel gesto, e così alla fine non ne ho detta nessuna. Ci volevamo troppo bene, da subito e per chimiche inspiegabili, per essere bravi giocatori. Così abbiamo trovato altri modi. Non sapremo mai niente delle cose che abbiamo lasciato per strada, e dei portoni chiusi, e delle notti troncate e delle loro conseguenze. Però possiamo dire ciao e noi al presente. E così che abbiamo barato, per vincere entrambi, ché ci sono troppi pericoli e noi almeno ci vogliamo bene. "
E' la prima volta che metto su questo blog le parole di qualcun altro.
F. (l'uomo meritevole del post precedente ha scritto per me e per chi legge questo blog come lui.
Grazie F. per avermi resa partecipe di quello che c'era dall'altra parte, in altri pensieri e altri mondi.
Grazie per avere dimostrato di essere meglio di molta gente fuori dai nostri, di mondi.
martedì 29 novembre 2011
non posso

F. è entrato nella mia vita una notte, con una mail arrivata proprio tramite questo blog. Che fosse un parolaio l’ho capito subito, perché a quella prima mail ha avuto risposta, perché quel suo lieve flirt, che aveva il solo scopo di incuriosirmi toccava le corde giuste. Alcune delle quali giusto sotto le mutandine.
Ma era quel periodo lì, quello in cui il corpo era collegato al cervello, quello in cui le parole sussurrate al telefono facevano più effetto di quelle dette da chi mi guardava in faccia (anche se, certe volte, mi chiedo se quel periodo lì finirà mai).
Avevo ragione, F. era un giornalista, manco scadente, manco brutto, manco stupido. Talmente poco stupido da avermi fatto recapitare, in tempi non sospetti, un regalo che avrebbe aperto le porte a un pezzo enorme della mia vita attuale, arrivato a casa dei miei, un giorno di luglio, mentre ero in vacanza, mentre avevo tempo e spazio per passare notti a scrivere e parlare, di nascosto.
Di nascosto da lei.
Perché lei c’era. Ed era anche carina.
E io ero convinta che non funzionasse, tra loro, come tutte le “amanti” del mondo. Anche quelle virtuali come me.
F. l’ho visto una sola volta, a suo tempo, una sera di settembre. Una sera passata nella piazza sotto casa a bere aranciata e a lasciare che lui osservasse la mia gamba che ciondolava giù dalla panchina. Senza toccarci. Con il suo regalo nella borsa, di nascosto.
Tornare a casa è stato sconvolgente, con un bacio rubato davanti al portone, sfiorato sulle labbra.
F. è scappato, ed è ritornato solo quando gli ho chiesto di farlo. Lui non poteva, non voleva, lui aveva lei e io non avevo futuro per lui.
Il mio più grande errore, quello per il quale l’angelo del Karma mi punì il giorno dopo( il lettore più attento sarà in grado di trovare il post nel quale racconto la mia punizione karmica), è stato provare a essere io a rubare un bacio a un uomo che aveva dignità.
Per F. è stato amore, in una di quelle forme buffe che ha l’amore per me, uno di quegli amori nei quali chi fosse lui, come vivesse, cosa volesse, non importava assolutamente niente. Mi faceva sentire come se amassi, e questo era assolutamente affascinante, il che unito al fatto che mi facesse sentire desiderata, di un desiderio strappa mutande forse, o poco più, aveva un risultato assolutamente esplosivo.
F. è ancora parte della mia vita, in forme sempre diverse e sempre deliziosamente uguali.
Una delle poche persone che ho stimato davvero per quel “non posso”.
Ciao F. lo so che leggi. Sappi che molti anni dopo sei l’unico al quale ho tentato di rubare un bacio.
martedì 15 novembre 2011
radici

Uno scatto, alle sette del mattino di un giorno qualunque.
Le mie radici. Radici che bucano anche il cazzo di asfalto. Che premono forte sulla mia cazzo di corazza.
Le radici che forse non ho, quelle che non ho mai voluto avere e che ho razionalmente e definitivamente lasciato a 900 km da casa mia, portandomi dietro solo i difetti, tanto per non sbagliare.
Eppure le vedo, quelle radici, in questi giorni. Le vedo farsi strada, dopo aver premuto da dentro il mio corpo fino a far male.
Le vedo come le vene delle mie mani quando mi si abbraccia troppo forte. Come le vene verdi del braccio di chi ha radici più forti delle mie, e ha meno paura di me nel mostrarle.
Ripesco le mie radici ricominciando a scattare brutte foto di minuscoli bei pezzi di un brutto mondo. che è il MIO brutto mondo.
E me ne fotto, da ora, se tu ti offendi, se lui si offende, se l'altra si offende e se il figlio del cugino della sorella del nonno si offende sentendosi chiamato in causa perchè ha una coda di paglia troppo pesante, lunga e goffa.
E so che sembra strano.
Per per la prima volta dopo mesi, forse anni. Non sono nemmeno incazzata mentre scrivo, nè triste, nè ferita.
Sono un cane che corre veloce. E basta.
martedì 19 maggio 2009
Normali pomeriggi romani. O no?

Che la Caffarella fosse un parco incontaminato e un poco isolato io lo sapevo.
Che magari fosse un pochino pericoloso, poco adatto a due ragazze sedute sotto un albero in un pomeriggio torrido era cosa nota.
Ma che il pericolo fosse rappresentato da un certo numero di pecore al pascolo proprio non era prevedibile.
Le sei del pomeriggio di questa primavera romana, io e Furansu siamo al parco a chiaccherare all'ombra. Si parla di viaggi e amore, di Stati Uniti e Giappone, di amici in comune e nemici.
DLENG
B: Fra mi sa che c'è qualche pecora.
F: Si vabbè, mica verranno qui.
B: Mi sa di si.
Le donzelle si alzano, sfuggendo alle pecore in corsa.
Continuano la loro chiaccherata.
B: Fra non farlo più. La prossima volta guardami negli occhi e chiedimelo. Se no ti vengo a prendere fin sotto casa.
F: *sorride con quel sorriso che ha solo lei* Ok.
DLENG
DLENG
DLENG
DLENG DLENG DLENG DLENG
DLENGDLENGDLENGDLENGDLENGDLENGDLENGDLENGDLENGDLENGDLENG
B: Fra abbiamo un problema.
F: * sguardo interrogativo*
DLENGDLENGDLENGDLENGDLENGDLENGDLENGDLENGDLENGDLENGDLENGDLENGDLENGDLENGDLENGDLENGDLENG
Beatrice tira Furansu per il braccio con violenza e lancia entrambe verso il prato sotto il vialetto.
F:*arisguardointerrogativo*
B: Guarda!

In una nube di polvere, decine di pecore scampanellanti in corsa fanno tremare il suolo.
F: Cazzo. Schiacciate dalle pecore no!
Per la cronaca, siamo vive. Senza un graffio nonostante il salto verso il nulla per salvarci da quei divertenti animaletti lanosi.
mercoledì 6 maggio 2009
knockin' on heaven's door
E ci ho pensato tutta la giornata.
Mentre tornavo a casa, alle nove passate, fuori dalla stazione Tuscolana c'erano decine di senzatetto, che attendevano il loro turno per una scodella del cibo della caritas.
E io mi sono sentita una merda con le mie scarpe di marca e il vestitino da due soldi appena comprato nel sacchetto di plastica.
Mi sono sentita una merda perchè quello che ho non è merito mio, perchè sono nata sana, perchè ho sempre avuto una casa e un posto dove dormire, perchè qualcuno mi ha pagato gli studi fino ad ora, perchè qualcuno si è occupato di me.
E io ho solo avuto il piacere di spendere soldi non miei e di gioire di piaceri che non ho fatto nulla per ottenere.
E quella gente lì forse ha fatto degli errori, forse non ha fatto le scelte che ho fatto io, ma di certo è meno fortunata.
E quello spazio comodo ai margini della società per loro è un sogno.
Se provassero a bussare alle porte del mio mondo forse nessuno gli aprirebbe.
Troverebbero riparo bussando alle porte del cielo. Se esistesse.
mercoledì 7 gennaio 2009
Il piccolo gigante
Passi leggeri e sorriso imbarazzato.
Non l’ho nemmeno sentito bussare, nessuno si è accorto di lui.
Eppure le guardie hanno sempre fatto bene il loro lavoro, hanno sempre indossato la tenuta anti sommossa appena qualcuno tentava di superare la sottile linea rossa che ho tracciato a un metro da me.
Ma non era un pericolo, lui. Non aveva le caratteristiche per essere una minaccia.
E mi sono accorta della sua presenza quando il suo naso era attaccato al mio. E quando ho visto i suoi denti deliziosamente affilati, tanto affilati da lasciare i segni sul collo, tanto affilati da non poter smettere di guardarli.
E lasciarlo andare non è stato facile, quanto capire che non farlo sarebbe stato un errore.
Uno di quegli errori che non lasciano soltanto il segno sul collo. Uno di quegli errori che lasciano il segno nell'anima.
E il pezzetto di cuore che ha staccato è adesso dentro una scatola, nelle sue mani.
Se ne prenderà cura come si fa con le cose preziose, ne sono certa.
Ché quello che c’è adesso conta molto più di quello che non c’è mai stato.
Vola, piccolo gigante. Puoi e sai farlo, basta solo averne il coraggio.
lunedì 15 dicembre 2008
Bea, la coinquilina e il termosifone

Per la serie le disavventure della donna più goffa dell'universo...
Ore 18.15, esco dalla doccia e scelgo cosa indossare per una serata tra amici, tocco il termosifone e lo sento tiepido, devo far uscire l'aria.
Chiamo la mia coinquilina che prende la pinza apposita e inizia a svitare la valvolina.
Bastano pochi secondi, inizia a scorrere un fiume d'acqua, salta via la valvola e noi ci troviamo a fronteggiare i litri d'acqua bollente che vengon fuori dal termosifone.
Io prendo le coperte che stavano sul letto e blocco il flusso ustionandomi tutte le dita, la coinquilina vola in cucina e torna portando con se un cucchiaio di legno.
La guardo spaesata e lei con un coup de théatre usa il manico del cucchiaio per fermare l'acqua e salvare la mia stanza dall'inondazione e me dall'ustione definitiva.
A quel punto inizia la fase due.
Rimettere la valvolina.
E lì in accappatoio munita di secchio salva ondate e con una mano sul cucchiaio sono pronta a permettere a lei di risistemare il tutto.
Il primo tentativo ha il solo effetto di inondare anche il corridoio e di scottare la mia pancia ma il secondo è risolutivo.
Siamo salve, ustionate ma salve.
giovedì 11 dicembre 2008
gocce
Pioveva anche stamane, quando in tuta e giubbottino di lana sono uscita dalla palestra per tornare a casa.
Camminavo sotto quelle gigantesche gocce d'acqua, con quel vento che spaccava le labbra e screpolava il viso.
Lettore mp3 e mani in tasca, perchè io amo camminare sotto la pioggia.
E mentre Alanis cantava una delle mie canzoni preferite il sapore della pioggia diventava salato mescolandosi con le mie lacrime.
Chi mi conosce bene dice sempre che io non piango mai per dolore, piango solo per rabbia.
E oggi piangevo e cantavo, lasciando sbalorditi i passanti.
Non sono più abbastanza piccola per fare queste cose, ma oggi ero sufficientemente incazzata da fregarmene della gente.
E sono arrivata a casa con i vestiti inzuppati di pioggia e sudore, il viso che faceva male e le labbra che sanguinavano. E 15 minuti dopo uscivo da una doccia bollente sorridendo per l'odore di neonato della mia pelle. Ed ero leggera.
domenica 2 novembre 2008
La donnina e la fiera del fumetto.
Sei del mattino di venerdì 31 ottobre, la nostra donnina in gonna a pieghe e viso addormentato si appresta a prendere il treno che la porterà li, proprio li, dove mai avrebbe voluto metter piede.
Il magico mondo fatto di fumetti, fumettari e fumettisti.
Viaggia tranquilla leggendo il quarto manga della sua vita(perchè sta facendo la brava e si è messa a studiare!) e, quando arriva alla stazione di Lucca, sotto l'infausto presagio di un diluvio universale, si accorge di scendere da un treno di orecchie di peluches e si chiede, per la prima volta, cosa diavolo ci fa in quel posto.
Arriva in fiera, complice un ex fidanzato adorabile circondato da altrettanto adorabili amici, uno dei quali semisvenuto su una gelida sedia del piccolo stand legionario, inizia il giro in fiera.
Poi arriva lei, la vede da lontano quella grappettina colorata, e si abbracciano come se non si vedessero da mesi,cosa vera, cercando di non dare troppo nell'occhio, gran bugia.
Inizia il giro, saluta di qui, bacia di li, abbraccia di su, sfotti di giù.
E, dopo una serie di strambe cose, caffè presi con famosi sconosciuti che conosci in un attimo, chiacchere con gente varia con sottofondo di sudore di altrettanto varia umanità arriva la sera, innaffiata da tanto vino, e la notte, durante la quale si condivide un letto con l'ex di cui sopra, per scoprire che proprio non si riesce più a dormire nel lettino.
-giorno2-
Sveglia presto, che ci sono da fare i turni per la pipì, tra uomini che russano ancora e altri che si grattano le palle. La vita di una donna in mezzo a 6 uomini non è proprio semplice. Colazione e si cerca lavoro, tra gente che sbianca appena scopre che studi a Roma, altri che dimostrano una gentilezza tale da far supporre di avere la camicia aperta un bottone di troppo, altri che non ti lasciano un biglietto da visita che terrai e prendono il tuo che è, di certo, finito nel cestino un secondo dopo.
Comunque la nostra eroina, di rossonero vestita, con delle calze da gothic lolita che fanno un po' fiera del fumetto, si aggira confusa tra gli stand ,passa del tempo con qualche amico, incontra gli sposini in tour e un certo numero di persone che sembrano essersi radunate li al solo scopo di turbarle la giornata.
Poi qualcosa scatena l'angelo del karma, o forse la sfiga pura.
E' ora di andare via, un po' in anticipo.
La nostra eroina arriva in una stazione iper affollata e prova a prendere un treno sul quale non riuscirà a salire, nel giro di 15 minuti entrambe le sue deliziose scarpine da Mago di Oz autodistruggono, corre nel bagno della stazione, un bel wc alla turca, per indossare gli stivali. Vi lascio solo immaginare la scena.
Per concludere resta a Lucca, va a cena con tanti amici e diventa per un po' Anna.
E poi dorme per terra, più comoda del giorno prima, a dire il vero, nonostante gli uomini russanti intorno.
Al mattino è tutto pronto per il ritorno a casa, colazione volante e mille ore di treno.
Ci sono tanti ringraziamenti da fare, tanti nuovi amici, qualche lontananza che fa un poco male.
Ah, c'è anche qualche scusa...
Ai lettori che mi hanno fermata per salutarmi chiedo scusa, non sono ancora preparata per questo e l'imbarazzo non mi permette di essere disponibile e gentile come dovrei. Grazie, comunque, siete stati tutti deliziosi.
mercoledì 29 ottobre 2008
blu

Danzavano oggi, mentre io correvo senza una meta, sudando rabbia e stanchezza.
Ballavano, con i loro body blu elettrico con un fiore bianco e le scarpine in tinta.
Erano tanto diverse tra loro, ma tanto simili alla me di 20 anni fa.
Ruote salti e pirouettes, sorrisi e giochi.
Una, in particolare, mi ha guardata, mi ha sorriso e ha detto: sei bella.
Io l'ho guardata e le ho detto: stavo per dirti la stessa cosa, da piccola ti somigliavo un po', ma tu hai gli occhi più belli.
Erano azzurri, più intensi del body, limpidi come non potranno mai più essere, felici è possibile solo mentre si danza.
venerdì 24 ottobre 2008
il buon giorno si vede dal mattino

Sveglia alle 7.30, con le coinquiline che strillano davanti alla porta del bagno.
E la giornata è segnata.
Faccio finta di niente, balzellon balzelloni vado in palestra, faccio la mia ora di attività bruciaciccia,torno a casa, studio mi preparo un buon pranzo.
Alle tre appuntamento a Termini, con un amico del quale non ho mai visto la faccia.
Arrivo li, niente, non lo trovo.
Chiamo,il numero in memoria è sbagliato!
Attendo 40 minuti poi vado via.(scusa ancora, mi farò perdonare!)
Vado a ritirare i soldi per comprare dei biglietti ferroviari.
Carta smagnetizzata, così, dal nulla.
Vado in un ufficio postale aperto al pomeriggio.
Salve, mi si è smagnetizzata la carta.
Deve andare nell'ufficio nel quale l'ha fatta e richiedere una carta nuova.
C'è un problema, ho fatto la carta a Catania.
Dove?
CATANIA, SICILIA, 900 km da qui!
Eh, deve andare per forza li, qui non posso far nulla.
Ah, ok. Allora ritiro tutti i soldi dal conto.
No, non può, non ha la carta.
Si ma ho il conto, i codici e tutte le cose che servono per ritirare.
Si, ma può farlo solo nell'ufficio nel quale ha aperto il conto.
E' sempre quello di Catania, ricorda? Sicilia,900km?
Si, ma è così. Vada a Catania subito e avrà la carta entro 2 settimane. Arriverà a casa sua e poi lei dovrà andare soltanto ad attivarla...
A Catania scommetto. Comodo!
Eh, si deve fare riferimento all'ufficio di Catania.
Posso farle una domanda? Ho venti centesimi nel portafogli, mi spiega come faccio ad arrivare a Catania?
Prende il primo treno.
E chi lo paga? Poste Italiane?
Si fa fare un vaglia.
Dando per scontato che io abbia una madre che mi verserà dei soldi domattina. La fortuna di avere una famiglia malgrado tutto. Grazie.
Torno a casa, sotto la pioggia, a piedi perchè non posso prendere il biglietto della metro, con i miei venti centesimi in monete da 5 che tintinnano nella borsa.
Il pomeriggio passa tranquillo.
Non mi hanno investita, rapinata, non è crollato l'armadio, certo mi sono fatta la doccia con il tubo della lavatrice ma niente di grave.
Di sera mal di testa feroce. Sono andata a letto alle ventidue. In due ore sarebbe potuto succedere di tutto.
domenica 12 ottobre 2008
giusto il tempo del tram

Sul tram vuoto, seduta in una di quelle posizioni che la gente quando ti guarda si chiede come fai a starci comoda. Il piede sul sedile, accanto al sedere. La testa sul ginocchio. Gli occhi che scrutano pagine che raccontano di biglie e coperte, pastelli colorati e torte alla crema.
Tagli la città in tram, e la gente che sale alle fermate di Via Prenestina ti toglie l'aria, è come se ti salisse addosso, come se ti pestasse i piedi anche se è a un metro di distanza.
E hai voglia che qualcuno morda il tuo labbro inferiore, e lo fai tu senza nemmeno accorgertene. Fin quando non mordi tanto forte da sentire il sapore rosso del sangue.
Pensieri che rimbalzano nelle pagine stampate anni fa, occhi lucidi senza lacrime, sorriso imbarazzato come risposta allo sguardo incuriosito di uno sconosciuto.
Ma quanto ci vuole per arrivare a casa?
Giusto il tempo del tram.
(foto di James Burton)
venerdì 10 ottobre 2008
10 ottobre 2002
E "andar via" è proprio il termine giusto.
Io non mi sono trasferita per studiare fuori, sono andata via, e il resto è venuto dopo.
Ricordo ancora che mia madre ha accettato il mio trasferimento una mattina molto presto quando, entrando nella mia stanza, ha visto che durante la notte avevo messo la mia roba dentro alcuni cartoni.
Mio padre l'ha accettato molto tempo dopo, o forse non ancora.
Sono passati sei anni.
Sono sempre stata cocciuta e rompiscatole, dura e forte ma anche sensibile e piagnucolona.
E mi piaccio così, sempre contraddittoria, sempre troppo difficile da incasellare, a volte un po' sfuggente.
E sono cambiata senza accorgermene, e mi trovo migliore di ieri ma ancora non contenta di me stessa. Diversa nel corpo e nell'anima ma sempre in cerca d'altro. Sempre pronta a riempire altri scatoloni, prendere un altro treno e ricostruirmi una nuova vita.
E mi dimostro ogni giorno che ce la posso fare, che non permetto alle difficoltà di far sparire i miei desideri.
Perchè voglio realizzare i miei sogni per poter desiderare altro e altro ancora.
E sono ancora quella ragazzina con i sogni nel casseto, e la chiave legata al polso.
sabato 24 maggio 2008
testarda io


E' stato molto difficile decidere se fosse o no il caso di scrivere questo post.
Ma qui dentro c'è Beatrice ed è giusto che ci sia anche questo aspetto di lei.
Parliamo di chi ero fino a poco tempo fa.
Ero una ragazza con problemi alimentari,ero una mangiatrice compulsiva.
Le mie giornate erano sempre scandite da abbuffate durante le quali mangiavo qualsiasi cosa mi capitasse a tiro.
Le emozioni erano ingestibili per me,ero apparentemente una dura ,ero aggressiva e dominatrice.
Comandavo su tutto,controllavo e gestivo la mia vita e quella degli altri.
C'era solo una cosa che non riuscivo a gestire. Il cibo.
Mangiare aveva un potere sedativo. Mi calmava,mi rasserenava,ovattava tutto il mondo intorno a me e mi permetteva di riprendere il controllo.
Questo problema alimentare mi ha fatta ammalare.
Ammalare di una malattia che si chiama obesità.
Nonostante io ci tenessi molto al mio aspetto,nonostante la mia vita fosse un susseguirsi di diete che fallivano in poco tempo, il peso continuava a salire.
Gli specchi erano i miei nemici peggiori,perchè rimandavano un'immagine che non riconoscevo e che mi disgustava profondamente.
Una mattina ho avuto il coraggio di pesarmi.
Sono stata assalta da stupore e vergogna.
Non ero in carne,non ero cicciottella. Io ero obesa.
Mi costrinsi a guardarmi allo specchio.
Nuda come un verme davanti ad uno specchio,ero dolorosamente estranea a me stessa.
Guardavo con profondo schifo il mio corpo ed un pensiero mi balenò per la testa.
Lo schifo che c'era fuori era anche dentro.
Alla pancia trasformata dal grasso corrispondeva un fegato altrettanto malato,al viso gonfio un cuore sotto pressione.
Quel giorno iniziai.
Iniziai a modo mio.
Ed è stata la cosa più difficile della mia vita.
Il percorso è stato lungo, doloroso e complicato.
Ho capito che dovevo cambiare dentro per cambiar fuori.
Ho fatto due incontri importantissimi in questi 2 anni.
Il primo con un forum,grazie al quale ho capito innumerevoli cose(questo) ed uno con una dietologa/amica che mi ha permesso di andare avanti per la mia strada.
Adesso sono qui.
Sono una ex ragazza obesa,sono una ex mangiatrice compulsiva.
Non mi abbuffo da 1 anno e 2 mesi(lo so,è una frase da alcolisti anonimi.Ma,credetemi, praticamente è la stessa cosa).
Da ieri il mio peso è da considerarsi normale.
Testarda come solo io so essere, ho buttato via chilo dopo chilo il muro che mi ero costruita intorno.
Adesso mi trovo nuda,certamente più fragile e,forse,un po' più sola.
Ma io ho vinto la mia battaglia personale.
Io mi sono salvata la vita,perchè so che se non mi fossi fermata le cose sarebbero peggiorate.
E,scusate la mia mancanza di umiltà, ho fatto un buon lavoro.
Io sono fiera di me.
sabato 12 aprile 2008
racconti
Mentre una bambina nasceva,la sua sorellina di tre anni si spegneva.
Una vita segnata dal primo giorno.
La bambina non ha mai avuto l'amore della madre,era impossibile per quella donna non collegare la nascita di quella vita con la morte della sua figlioletta adorata.
Poco amore e tanto lavoro per quella giovane vita,cuciva scarpe per poter meritare il pochissimo cibo e l'inesistente affetto che la sua famiglia aveva da darle.
Venne mandata a casa della zia,una donna che dava più cibo al cagnolino che alla nipote,fino a quando non divenne una giovane donna.
Aveva 12 anni quando si innamorò di un ragazzo.
Lo stesso ragazzo al quale,appena nata,venne presentata come promessa sposa.
Quel giovane ricambiava il suo amore,ma la famiglia di lei non voleva che si incontrassero.
Quante botte prese quella ragazzina,quanti ceffoni per averlo salutato con un cenno da lontano.
Quando compì 17 anni fu sorpresa con una lettera d'amore tra le mani,una lettera scritta da quel ragazzo che aveva soltanto la terza elementare.
La picchiarono per questo,e le dissero che doveva sposarsi entro un anno.
Non era ancora maggiorenne quando si sposarono.
Non fecero la "fuitina" e lei si sposò con il velo bianco,come aveva sempre desiderato.
Nacquero 4 figli in periodo di guerra e,negli anni successivi,10 nipoti.
Questa è una storia d'altri tempi,così simile a quelle che si vivono ancora in certe parti del mondo.
Adesso lui non c'è più,e lei è un'anziana donna di quasi 90 anni con una scorza estremamente dura ed un cuore troppo arido.
Il poco amore nella sua vita non le ha concesso di sorridere nè di donare sorrisi.
