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mercoledì 21 dicembre 2011

a ucca l'amma

In chat con la ragazza deliziosa che da mesi, ormai, condivide pezzi di esistenza con me, attraverso suoni e immagini.
Un link a un sito, un semplice link di quelli che ci scambiamo di continuo, apre un mondo.

Il cuore si squarcia, la pancia fa male.
Eppure, forse, non è del tutto così.
Quelle immagini colpiscono in quel piccolo punto sensibile, quello nel quale vive il dolore, quello di quando ti vergognavi alle recite dell'asilo, di quando la maestra ti rimproverava, di quando, al liceo, dovevi chiedere a quella ragazza carina se aveva voglia di baciarti, di quando anni dopo ti è successa la stessa cosa, con quella ragazza con gli occhi nocciola che sembrano girasoli.
Il luogo delle carezze mai date, delle gaffe in pubblico, del lavoro perso, di quella volta che hai vinto la gara di corsa, e di quell'altra quando in mezzo al pubblico che ti guardava c'era lui, con quel naso bellissimo.
Quel punto, e forse ve l'ho già raccontato, che ha un nome solo nella mia lingua natia, quella di mia mamma e di mia nonna, di quando mamma mi diceva mi faccio l'acqua ugghiuta c'addauru( il canarino, con limone alloro e tanto zucchero), perchè ho mal di stomaco.
Mi fa male "a ucca l'amma".

La bocca dell'anima.

Che modo stupendo di chiamare un pezzetto di corpo così piccolo e così prepotentemente presente nella nostra vita.
Quelle immagini, adesso, sono piantate nella mia bocca dell'anima.
E non riesco a non pensare che quella gente, quelle facce, in quel preciso istante, avevano un peso nella propria personalissima bocca dell'anima.

mercoledì 23 marzo 2011

il beneamato trombamico


Ho conosciuto P. che ero ancora una ragazzina. Il primo anno a Roma, e la paura di non essere "scopabile" sempre alla calcagna, era carino, per me quasi adulto e mi voleva.
Ci si vedeva relativamente spesso, mi mandava tutti i giorni messaggi pieni di desiderio gli rispondevo con altrettanta divertente malizia, tanto affetto, i regalini di Natale, nessuna implicazione amorosa da parte di nessuno dei due.
Ed era tutto come doveva essere.
Noia di dormire insieme e voglia di fuga dal letto esclusi.
Perchè boh, alla fine i messaggi erano la cosa più bella, a quei tempi. Quel desiderio che si spegneva in uno spruzzino bianco lo era meno.
Che poi P. è uno di quelli che perseverano.
Mi ha mandato un messaggio la settimana durante tutti i 4 anni che sono stata con IL FIDANZATO(il nome che ve lo dico a fà, tanto lo sapete tutti, piccole e gentili lavandaie da cortile che non siete altro) e una volta è pure riuscito a strapparmi un appuntamento che si è concluso con la mia fuga dalla macchina parcheggiata sotto casa.
E poi?
E poi tutto il resto alla fine è metodo.
Stessi messaggi che desideravano le stesse risposte e proponevano le stesse cose.
Ora, diobono, sei un trombamico, per definizione dovresti essere l'anti fidanzato, l'anti noia, l'anti prevedibilità. E invece. Manco il trombamico sei in grado di fare.
Perchè alla fine che ti annoi una sera col fidanzato ci sta pure, lo ami, lo annusi, sa della tua pelle, sa di sudore e borotalco, e lo ami anche perchè ti fa annoiare da morire quando non ha voglia di fare un cazzo.
Lo scopamico no, cazzo. Lo scopamico deve farti divertire, regalarti gran sesso e poi sparire con un sorriso a 45 denti. Punto.
Ma questa è roba vecchia.
Questo è solo un antipasto.

lunedì 7 marzo 2011

prendiamoci un po' per il culo.



Non scrivo da troppo tempo quindi come al solito prima di scrivere quello che sono qui per scrivere(hai raggiunto il limite massimo per le ripetizioni della parola scrivere azz, l'hai superato!)
Non sono particolarmente in forma, nè particolarmente felice, nè particolarmente impegnata. Il lavoro va male, l'amore va male, le amicizie reggono botta, e ho gli occhiali. Il che diminuisce il mio livello di felicità a -3.

Detto questo...

Appurato che non sono capace di non sentirmi umiliata da ogni bionda col culo di fuori che passi dalla mia vita e, dato per certo che non sarò mai bionda nè tantomeno idonea al culo di fuori, ho deciso di diventare almeno una cretina.
Non posso non tener conto della realtà dei fatti.
Terrorizzo gli uomini, e anche le donne a dire il vero.
Quindi succede che il 90% degli uomini e delle donne non mi avvicinano affatto.
La restante percentuale è divisa in:
5% cerca di portarmisi a letto ma è di una noia mortale o di una bruttezza che definirei lancinante.
1% mi chiede: " quando ti fai legare? " risposta: " da te mai." chiusa lì
1% è gay(o etero nel caso delle donne) e si avvicina a me solo per chiedermi dove ho comprato il corsetto con le stecche di balena e/o le scarpe tacco 12.
Resta infine un miserrimo 2% composto da coloro che riescono a portarmisi a letto, in qualche modo. E che la mattina dopo si fermano a fare colazione con me e, come per magia l'incantesimo si spezza. Quindi vengono rispediti all'interno del 5% di cui sopra.
Alla luce dei fatti resta solo un 1% disponibile. E diciamo che sono molto generosa visto che è un insieme vuoto come quelli delle medie.

Per concludere metto nell'elenco dei cagasotto anche i fidanzati, gli ex fidanzati, le fidanzate e le ex fidanzate che metodicamente subiscono un attacco di panico e cagotto appena io mi avvicino ai rispettivi attuali o ex qualcosa.


Indi per cui.
Mi sono iscritta in palestra e ho mollato la piscina.
Oggi mi sono fatta un culo a tarallo per due ore piene.
E sto pensando seriamente di farmi la tinta.
Come posso muovermi per la stupidità? chi mi da un colpo in testa?

sabato 16 ottobre 2010

sun


Unico passeggero di un autobus per il centro, non scrivo da mesi, ormai, nemmeno per me stessa, e mi chiedo se sono ancora capace di farlo.
L'altro ieri una ragazza che conosco da alcuni mesi mi ha detto di far fatica a vedermi così diversa dal solito, ad abituarsi alla me di questi giorni.
E io non sapevo come spiegarle che deve abituarsi, perchè io sono così, lo sono sempre stata e sempre lo sarò, e che quella che conosceva era solo una persona che stava male, abbastanza male da non amarsi nemmeno un poco.
Lei non sa che in questi mesi è successo che ho ripreso le cose in mano, che ho cercato di sfiorare la mia vita, di appigliarmi alle cose belle, di legarmi strette intorno quelle importanti.
Ho ricominciato a giocare con me stessa, col mio cuore, con la mia vita.
Io che sono fatta di sorriso e carne, ho capito che l'unico modo che ho di mostrare i denti è ridere di gusto, con le labbra, con gli occhi e con il cuore.
Questo mi ha resa vincente, perchè la gente, davanti a quei denti si arrende sempre.
Inizio col dipingere di arancio le pareti della stanza di casa nuova (si, un'altra)e disegnandoci sopra uno spicchio di sole per coltivare ogni mattina aprendo gli occhi il raggio di sole che ho dentro.

lunedì 12 luglio 2010

Sole, sabbia e minchie ( di mare)


Sono appena tornata da un fine settimana a base delle poche cose di cui avevo bisogno. Pasti preparati con cura, silenzio, mare e l'amica di sempre.
Certo le serate non hanno mancato di lasciare qualche piccola sorpresa.
La vita pozzallese, perchè Pozzallo è stata la mia meta di questo we, non è ovviamente quella che una giovine donna che cerca di rinascere possa desiderare, ma diciamocelo, un'ora passata a commentare gli abiti improbabili indossati dalla fauna locale sono uno dei piccoli piaceri di ogni donna arpia che si rispetti. Soprattutto quando si trova soffocata da pizzi, strass, perline come se piovesse, tacchi a spillo e abiti lunghi manco fosse la sfilata di Piazza di Spagna.
Ma nulla vale quanto una scoperta eccezionale, una visione insuperabile.
Dall'alto di una scogliera, illuminate dalla luce soffusa dei lampioni, sono apparse due deliziose Minchie di Mare, pesci, come ha provveduto a spiegarmi la mia siculocolta amica Lucia, anche chiamati Viola di Mare( da cui il film omonimo del 2009) o Minchia del re, che hanno la caratteristica di essere ermafroditi, nascendo femmine e diventando maschi dopo la deposizione delle uova.
Chiedendomi perchè i miei conterranei chiamino "minchia" animali ai quali cresce un apparato maschile solo in età avanzata, ho riflettuto sulla possibilità che io abbia qualcosa in comune con questi adorabili pescetti.

giovedì 17 giugno 2010

con la faccia più scema che ho.


Guardavo il mio corpo riflesso nello specchio della sala di pilates, oggi.
E non lo riconoscevo, ancora una volta.
Ancora una volta il mio corpo non mi appartiene, è un involucro all'interno del quale non sembra che possa vivere una come me.
E non parlo di un mero giudizio estetico, stavolta. Il mio corpo non è più quella cosa terribile che vedevo prima su ogni parete riflettente, sono consapevole che seppur segnato dal passato adesso indosso un corpo quasi normale, ma lo vedo trasformarsi, cambiare con me indipendentemente da me.
Forse soffrirò di una crisi di mezza età precoce, forse ho semplicemente bisogno di provare a guardarmi da fuori per una volta.

Sono una donna che non è mai uguale a se stessa.
Sono un fiume che scorre.

Sono incapace di controllare dove andrò e cosa sarò.
Ma pensandoci bene, somiglio a quella che immaginavo di essere più di quanto creda.

martedì 1 giugno 2010

A.A.A.

Giovane donna single di buona cultura e presenza degna cerca fidanzato da passeggio* che abbia caratteristiche che superino di una spanna il minimo sindacale.
E' necessaria una bella presenza con tratti prevalentemente affascinanti, bel culo e bei denti, carattere docile ma passionale, capacità di comunicazione spiccate, esperienze sessuali sufficienti a non costringermi a dover spiegare sempre tutto.

Beatrice Gigliuto, signori, è tornata single.
Si visionano curricula.



* un fidanzato da passeggio (o da esposizione che dir si voglia) è colui che, esclusa ogni implicazione amorosa, si occupa dell'autostima della persona alla quale si accompagna deliziando lei sotto le lenzuola e gli amici di lei all'ora dell'aperitivo.

sabato 21 novembre 2009

caramelle


Mentre tornavo a casa, pochi minuti fa, mi sono piovuti addosso decine di incarti colorati di caramelle alla frutta. E mi sono trovata a ridere, per la prima volta dopo giorni, per il bambino che immagino intento a svuotare il cestino di caramelle che la mamma tiene in salotto per gli ospiti credendo che gettare le cartacce giù dalla finestra sia un modo tattico per eliminare le prove del misfatto che lo metterà nei guai domattina.
Mi sorprendo di essere ancora capace di sorridere di queste cose.
Sorprendo la mia testa a costruire storie d'altri tempi, e mi lascio trascinare via dalle mie invenzioni.
E forse è questo che mi salva in questo periodo di merda nel quale ho sempre addosso un peso, duro e freddo, che mi impedisce di camminare veloce.
La stanchezza ha preso possesso di me, vivo una vita per la quale non vale la pena fare questa fatica.
Eppure non posso andare via, volare, scappare ancora.
Questa volta ho deciso che sarò io a restare, chi vuole condividere la vita con me è il benvenuto, che c'è spazio per tutti, gli altri non l'avranno vinta.
Scappo da sempre.
Oggi resto.
Fin quando mi pioveranno addosso carte di caramella io resto.

mercoledì 7 ottobre 2009

mancanza


Sono stati necessari un paio di giorni di decompressione per riuscire a buttare giù questo post.
Prima di tornare in Italia mi chiedevo cosa mi sarebbe mancato del paese del sol levante e cosa no, ma non riuscivo a risalire a una risposta sensata.

Detestavo l'odore di brodo di pesce fin dalle prime ore del mattino, le file per entrare in metro, il bip fastidioso delle macchinette automatiche per l'acquisto dei biglietti.
Detesterò per sempre "irasshaimase", il benvenuto che sa di mercato urlato da stupide commesse con vocine squillanti.
Detestavo i palazzi e i neon, l'assenza di silenzio e l'indifferenza, il sentirmi sempre diversa ma ugualmente ignorata.

E ora vorrei pranzare a scuola con il kareudon, prendere il bento dallo zozzone che fa lo sconto di 50 yen, sentire il legno sulle labbra invece del metallo freddo.
E mi mancano le corse in bici, le mattine assonnate con le amiche, i musi e i sorrisi, le domeniche in cerca di cose nuove da fare, gli amici alcolizzati, la stanchezza dell'aver parlato 4 lingue per tutto il giorno.

Sono scappata in preda all'agitazione, ero stanca e stressata, forse pure un poco delusa.
Ma ora del Giappone mi manca tanto.
Ora mi manca un nuovo sogno al quale aggrapparmi.

martedì 29 settembre 2009

5 cose

Vi avevo promesso dei post sul nippomondo mentre la mia vita ricomincia a scorrere complicata in terra italica.

Inizierei da qui.
Tutte le cose interessanti(ma anche no) che credevate di sapere sul Giappone e i suoi abitanti e che non sono vere.

1- I nipponici sono bassi.
Non è vero, sono alti quanto noi vatussi italici e anche un poco di più grazie al consumo di cibi spazzatura importati in gran quantità.


2- In Giappone c'è un sacco di roba da comprare.
Cazzate!
Oltre alla tecnologia(che non mi interessa e che comunque richiede tutta una serie di accorgimenti nell'acquisto) e i cazzilli da nerd(che mi interessano ancora meno) non c'è nulla da comprare.
I vestiti sono bruttissimi, le scarpe bellissime perchè occidentali quindi sono le stesse che trovi qui con circa il 30% di costo in più, le cose tradizionali sono robaccia per turisti spesso un poco kitch.
Si salvano solo le scemenze da Yen shop, un corrispondente ipertrofico dei nostri negozi tutto a un euro, nel quale puoi trovare davvero ogni cosa a prezzi irrisori.


3- Le giapponesi sono ben vestite.
Falso come i capelli del Vostro presidente del Consiglio.
Le signorine sono molto femminili, questo è certo ma indossano scarpe SEMPRE di una taglia più grande spesso agganciate al piede da una cosa che somiglia a un polsino di quelli da tennis che si fa passare sotto la suola e tiene la scarpa incollata al piede.
Le gonne sono sempre tutte svolazzanti con un elastico in vita alto e nero indossate con camice strutturatissime con impicci vari sul davanti che simulano, con la complicità della biancheria intima più brutta del mondo, un seno che è inesistente.
Praticamente se vedete una nipponica con vita sottile, fianchi tondi e seno rotondo sappiate che solo il punto vita e roba sua. Il resto è protesi di stoffa.

4- La cucina giapponese è leggera.
Il mio stomaco intrecciato e la bilancia rispondono ufficialmente che non è vero.
C'è una quantità di fritti impensabile, e frutta e verdura sono un'assoluta rarità, venduta a prezzi fuori controllo.
Il sushi è meno diffuso di quanto si pensi e il sashimi è quasi inesistente, nel senso che io personalmente non ho visto nessun ristorante di sashimi a Tokyo.


5- I giapponesi sono precisi e puntuali.
Non c'è cavolata più grossa, a dire il vero.
Sono SEMPRE in ritardo e trafelatissimi.
Si inchinano in mille scuse che ti vien quasi voglia di perdonar tutti all'inizio ma la voglia ti passa subito e dopo un mese vorresti ucciderli.
E non è vero che ai semafori le persone non si scontrano mai.
Certi pomeriggi Shibuya è da lussazione della spalla.


A presto con i resoconti nippici.

giovedì 24 settembre 2009

jet lag

Con i piedi in suolo italiano e la testa ancora in volo.
Sono tornata a casa con un minuscolo bagaglio, che ha fatto sospettare all'addetta del check in che io fossi un corriere della droga, e tre paia di mutande nuove.
Questi mesi sono stati faticosi, li ho vissuti emotivamente poco e no ho avuto abbastanza spazio mentale per costruire cose nuove.
Ho tanti post in cartuccera, li snocciolerò piano piano nei prossimi giorni, così da darvi un piccolo quadro finale.

La vita qui ricomincia.
Ieri ho visto casa nuova, oggi avrò un colloquio di lavoro.

Insomma alla faccia del jet lag, che mi fa crollare dopo ogni pasto come i bambini e risvegliare in piena notte, io sono già perfettamente in moto.

martedì 15 settembre 2009

silenzio

Le ultime ore nella stanza di Tokyo.
Ora che mi ero affezionata all'odore del tatami devo smontare tutto e andare via.
Dormo circondata dalle valigie per la terza volta in un anno. Cambio posto per la terza volta, ormai abituata a questa vita da zingara.
Domani alle 16 porterò le mie cose fuori di qui, saluterò una stanza pulita e vuota che indosserà ancora per qualche giorno il mio odore, lascerò i miei bagagli da qualche parte e partirò per Kyoto, da sola, anche se non era previsto.
Ho solo un biglietto del bus notturno che parte da Shinjuku verso il Kansai.
Non ho prenotato altro, non ho letto la guida e, mi scuso anticipatamente con tutti, non intendo incontrare nessuno degli amici che vivono lì.
Parto con poca biancheria pulita e un paio di magliette, un cellulare per foto e emergenze e un blocco per appunti.
Ho voglia di ricominciare a scrivere, ho voglia di vedere il sole sulle pagine sporche di inchiostro, di vedere piccole lacrime rendere trasparente quella carta.
Ho bisogno di silenzio e di bellezza.
Arriverò in Italia tra pochi giorni, sfinita e senza nessuna certezza.
So solo di dover fare l'ennesimo trasloco.

E di voler dare gli stessi abbracci della partenza.

sabato 12 settembre 2009

a ognuno il suo


questo post si sarebbe dovuto intitolare "moglie, divorzio. E te lo dico qui", come da promessa sul blog della Micolina nazionale.
Ma visto che io non sono fortunella come lei, e a me in coppia non arrivano gli strafigoni scopabili questo post parlerà delle due tizie più cretine della scuola, che chiaramente sono diventate mie amiche in tempo record.

Prima di partire per Tokyo mi aspettavo veramente tutto, tranne che di trovare delle amiche, di quelle con le quali prendere il caffè con sguardo assonnato raccontandosi cazzate, di quelle con le quali fare i musi quando li nascondi agli altri, di quelle alle quali fare i grattini( a una per lo meno perchè l'altra è la regina dei ghiacci e merita solo pizzicotti).
Ma dopo pochissimi giorni qui, una sera, sono apparse davanti a me la bionda Emi, la piccoletta di casa, bella come il sole e scema come poche, e la microscopica Cèline che ha un carattere che pesa più del suo corpo.

Queste due qui mi mancheranno, quando sarò in Italia. Mancheranno veramente tanto.
Anche se, ecco, se fossero stati due bei maschietti, io non avrei disdegnato.

domenica 6 settembre 2009

attimi


Quando una mattina ti svegli, ti lavi, ti vesti e vai al conbini(piccolo supermercato aperto 24ore) e dopo aver guardato tutti gli scaffali prendi un onigiri e un the al mango ti iniziano a venire dei dubbi.
E se poi, la sera, dopo una giornata faticosa, ti addormenti sull'autobus e ti svegli alla fermata esatta, il dubbio diventa certezza.
Sei affetta da giapponite.
Terribile malattia, che ti fa mangiare riso e pesce al posto del cornetto, ti fa guardare orribili vestiti facendoteli apparire graziosi, e ti fa dire sugoi e daijobu con una frequenza simile a quella di "cioè" per le ragazzine fighette di 14 anni.

E oggi correvo in bici, per le strade buie, senza una meta e con l'unico scopo di perdere la strada e perdere me.
Pedalavo attratta dal palazzo più alto, a cinque km da me come ho potuto scoprire dopo, attratta dalle luci rosse che ne indicano la presenza ai comandanti degli aerei che sorvolano la città, attratta dall'ignoto che spero sempre di trovare in questa città.
E oggi scendere dalla bici per comprare dei libri che cercavo da tempo, e andare alla cassa per pagarli, leggendo come sempre lo stupore negli occhi dei commessi, è stato impagabile.
E tornare a casa, volando per una discesa, cantando una canzone dei Roxette dei furenti anni 90 ha reso la mia passeggiata un momento da incorniciare e appendere al muro della mia memoria.

mercoledì 2 settembre 2009

acido lattico



Erano passati tre anni dall'ultima volta nella quale mi ero sbucciata le ginocchia, e salire nuovamente in bici è stata una prova di coraggio, una dimostrazione che tanto era cambiato in me da allora.
E da circa un mese a questa parte ogni singolo giorno passo sulla bici almeno un'ora del mio tempo, ci vado a scuola, a fare la spesa, a scoprire posti nuovi di una città troppo grande per smettere così presto di essere sconosciuta.
E l'acido lattico è svanito, i muscoli non subiscono più la salita della mattina verso scuola, nè le continue frenate per non uccidere i molti passanti che affollano il marciapiedi quando torno a casa nell'ora di punta.
E oggi mentre volavo in discesa, alle sette del mattino di una Tokyo quasi invernale pensavo al muscolo cuore, e a quanto sia meno allenato delle mie gambe.
Per tanto tempo l'ho lasciato a riposo e, nonostante i numerosi tentativi, nessuno è riuscito a farlo ripartire.
E adesso lo sento muoversi, affaticarsi a battere, a pompare più sangue nelle vene, a restituire colorito alle guance e alle labbra.
E quando sento che non ce la fa scendo, e lo guido, come facevo i primi giorni in bici nella salita prima di scuola.
Poggio i piedi a terra e guardo avanti, il cuore c'è nonostante tutto.
Prometto di non dimenticarmene più.


(romanticismo a parte, per lo stacco di coscia della foto prendetevela con la piccola Emi, che evidentemente ci tiene alla mia vita sessuale.)

lunedì 24 agosto 2009




Ieri mattina per la prima volta sono stata salutata da una vicina di casa. Per la prima volta in due mesi.
Era intenta a spruzzare un prodotto specifico intorno al tombino davanti casa sua.
Forse mi ha salutata perchè in quel momento eravamo due donne sole nella lotta impari con il gokiburi.
Si, il gokiburi, essere mitologico che gli scenziati accomunano allo scarafaggio del bel paese ma che ne è un'evoluzione meccanicamente superiore.
Questo essere metà scarafaggio metà gundam è dotato di un'apertura allare straordinaria e di una corazza medievale che non ha punti deboli.
La supervelocità lo rende poi inarrestabile.
Ma non è l'unico simpatico amico che la megalopolo tokiese ci offre.
I corvi sono rinomati, pesano più o meno quanto i miei nipoti di otto anni ed emettono un ka-ka-ka-ka fastidiosissimo a partire dalle 5 del mattino fino a tarda sera.
Altro essere delizioso capace di allietare ogni singolo momento della giornata sono dei deliziosi invisibili grilli( ho una sola testimonianza visiva dell'esistenza dell'esserino verde che tanto ino non è) che con il loro fi fi fi fi fififi scassano, ehm, accolgono i passanti nel loro avvicinarsi seppur per sbaglio a un qualunque albero della zona.
Per concludere credo di aver conosciuto qui gli unici moscerini in grado di sopravvivere alle temperature polari della mia stanza.

Insomma, sono in buona compagnia.

(la foto non c'entra niente, ma non volevo certo postare un reportage fotografico degli amici in questione, quindi ho deciso di postare la cosa più giapponese che ho visto ieri a Kamakura, bocca della verità a soli 100 yen.)

mercoledì 19 agosto 2009

il cappuccino perfetto



Certi giorni sembrano perfetti così, con il cuore in una continua altalena di emozioni.
Tra baci sulle punte delle dita e spine ai fianchi, tra sorrisi invincibili e faticosa china nera da mandare giù.
Alla fine la mia vita è sempre così.
E' come un cappuccino perfetto in una domenica pomeriggio di metà agosto.Un cappuccino che tiene il cucchiaino grazie a una schiuma insuperabile ma che al primo sorso ti brucia la lingua.

Ma ho imparato, ormai tutte le mattine nel bicchierone di cappuccino che mi accompagna durante lo studio che precede la lezione, verso un goccio di acqua fredda.
E' vero, il sapore è un poco meno intenso, ma mi piace, e non ustiona.

lunedì 10 agosto 2009

.learn from yesterday, work for tomorrow, rest this afternoon


Vivo in un posto nel quale se 4 tizi un giorno vanno sul prato in riva al fiume e stendono un telo azzurro bloccandolo al suolo e scrivendoci sopra col nastro adesivo il nome di uno di essi in katakana, il giorno dopo, nello stesso prato, in mezzo a milioni di altri teli, i 4 tizi, seguiti da una decina di amici, trovano il telo dove lo avevano lasciato.
Perchè, perdincibacco, se stendi un telo col tuo nome per terra, non ci sono cavoli, quel posto è tuo!
Quindi puoi vedere i fuochi d'artificio con il minimo sforzo e il massimo risultato, sgranocchiando porcherie al sapore di gambero e dormicchiando anche un poco.

Vivo in un paese nel quale le signore di 70 anni vanno in bici tenendo l'ombrello in mano, mentre io, giovine donzella ventisettenne nel pieno delle mie energie, probabilmente avrò bisogno delle rotelline per evitare di sbucciarmi le ginocchia o uccidere due o tre passanti di fila.

Ma poi, dopo un po', smette di fare male il culo?!?

venerdì 31 luglio 2009

Dell'amore e d'altre minchiate



Nel ringraziare chi mi ha spedito questa immagine perfettamente in tema con gli ultimi tempi vorrei rassicurare tutti voi, cari miei lettori, che la vostra cretina in trasferta non ha smesso di esser tale nonostante sia diventata un poco più romantica.

Quindi ecco le cinque cose che non ve ne fregava un fico secco di sapere.

1- In terra nipponica non ho ancora trovato alcun soggetto meritevole delle mie attenzioni sessuali, indi sono in astinenza da molto più tempo di quanto avrei mai creduto possibile. Detto questo ho scoperto fin dal primo giorno a Tokyo che vanno di moda i vibratori di hello kitty che hanno la testa come parte vibrante.

2- Le giapponesi non si fanno la ceretta, e il mio depilatore elettrico qui va a rallentatore, diventando una specie di piccolo strumento di tortura. Quindi, Fabiana, se mi leggi, prendiamo un appuntamento per il 23 settembre alle 8 del mattino per una cera completa.

3- Le bellissime donne giapponesi sono dotate di alcuni tra i piedi più brutti del mondo.

4- Sto scrivendo cose che mamma non approverebbe nemmeno un poco, quindi ora che hai imparato a usare internet, mamma, se leggi questo messaggio diseredami adesso o taci per sempre.

5- Sono a Tokyo da un mese e non ho comprato niente! I vestiti sono bruttissimi, tranne i marchi occidentali che sono più economici in Italia, vorrei scoprire cosa legge la gente ma girano tutti con le copertine incartate per una forma di privacy che non capisco, le scarpe mi stanno prevalentemente piccole chè qui taglia 40 trovo solo le scarpe tacco 16 e plateau.


Siete contenti adesso?

sabato 25 luglio 2009

Legno e cemento.


Migliaia di palazzi giganteschi e sempre illuminati, negozi e locali che aprono ai piani alti o sottoterra, perchè sulla strada non c'è più spazio.
Puoi camminare per 15 minuti interi ed essere sempre alla stessa stazione metro.
O puoi mangiare in un minuscolo ristorante tutto in legno nel quale per il corrispondente di 10 euro una signora anziana che vuole esser chiamata Obaasan (nonnetta) ti prepara un curry meraviglioso e profumato che non lo dimentichi più e ti intrattiene tutta la serata parlandoti della sua vita.
Legno e cemento, questa città.
Cemento come la gente che se ne frega di te per strada.
Legno caldo e profumato come una giovane professoressa che mentre fa una lezione sugli odori ti offre deliziosi cioccolatini.
Questo è il paese delle contraddizioni, lo pensavo prima, ne ho la certezza adesso.