giovedì 30 agosto 2012
romanticismo.
lunedì 23 gennaio 2012
Anno nuova, vita nuova, si diceva.
Dolore e un po' di spavento, poi un calmante in circolo, i polsi legati che fan ridere.
Sono passati 10 giorni ed è ancora il primo mese di un anno che vorrei iniziare con grinta con la spinta di una novità tanto voluta.
Chi non mi conosce non sa chi ero prima di questa stramba donna di quasi 30 anni, chi ero prima di iniziare a capire che dovevo imparare a vivere e non solo.
A 1o anni ero una bambina triste, con lunghissimi capelli rossi e troppo grasso intorno.
A 12 anni mi nascondevo sotto il busto di gesso che mi ha accompagnata per più di due anni
A 14 anni mi abbuffavo quasi di nascosto tutti i pomeriggi
A 16 anni mi abbuffavo quasi di nascosto tutti i pomeriggi
A 18 anni mi abbuffavo di nascosto quasi tutti i pomeriggi
A 20 anni mi abbuffavo di nascosto quasi tutti i pomeriggi
A 22 anni mi abbuffavo di nascosto quasi tutti i pomeriggi
A 24 anni mi abbuffavo di nascosto quasi tutti i pomeriggi e anche la notte.
A 25 anni avevo un fidanzato stupendo, ero una brava studentessa universitaria, avevo molti sogni, un carattere pessimo, tanti amici, e mi abbuffavo tutti i pomeriggi e anche di notte.E superavo i 90 kg di un po'. Fino a quando il 22 gennaio non mi sono iscritta a un forum e ho iniziato a capire, capirmi, lottare, dimagrire e guarire.
A 26 anni non mi abbuffavo più.
A 27 anni ho raggiunto un peso che mi metteva di diritto nel mondo dei "normopeso".
Oggi è il 23 gennaio del 2012 ho quasi 30 anni, e sono una donna tondina, che non si schioda dal range del normopeso, che si guarda allo specchio controvoglia, almeno se non indossa un corsetto stretto.
Oggi è il 23 gennaio e ho quasi 30 anni, e sono tondina, e non mi schiodo dal normopeso, e mi guardo allo specchio controvoglia perché indosso una guaina che protegge la mia pancia appena operata. Protegge quello che non ho mai voluto vedere. Quello che in questi anni di "normalità" mi ha accompagnata ogni ora, ogni minuto, ogni secondo della mia esistenza, quel monito persistente di quello che ero e non sono più.
La mia normalità passa attraverso questo, adesso.
Attraverso la pelle livida di una pancia che non c'è più.
Ciao punto vita, ciao addome liscio, ciao monte di venere.
Ciao Nuova Piccola Beatrice.
lunedì 9 gennaio 2012
4
Questo blog compie 4 anni, di vita, lacrime, sorrisi ed emozioni.
4 lunghi anni nei quali la mia vita è stata presa e rivoltata come una calzino di continuo, nei quali sono diventata femmina, ho imparato a usare i tacchi e girare le corde, a stare su un palco e stringere il corsetto fino a sentire un crick delle fluttuanti, a tradurre, scrivere, comunicare, cucinare la polenta, e tenere tra le braccia le persone.
4 anni che mi hanno insegnato che devo correre e avere il fiatone per sentirmi viva, ché se il cuore non mi batte all'impazzata non riesco a ricordare di possederne uno.
Il 4 gennaio del 2008 era anche il giorno di una fine troppo importante, che si è rivelata un inizio.
Buon amiciversario, anche se in ritardo, Del Campo, doppiato Capo Horn possiamo dirci finalmente liberi di essere "solo" amici.
mercoledì 21 dicembre 2011
a ucca l'amma
Un link a un sito, un semplice link di quelli che ci scambiamo di continuo, apre un mondo.
Il cuore si squarcia, la pancia fa male.
Eppure, forse, non è del tutto così.
Quelle immagini colpiscono in quel piccolo punto sensibile, quello nel quale vive il dolore, quello di quando ti vergognavi alle recite dell'asilo, di quando la maestra ti rimproverava, di quando, al liceo, dovevi chiedere a quella ragazza carina se aveva voglia di baciarti, di quando anni dopo ti è successa la stessa cosa, con quella ragazza con gli occhi nocciola che sembrano girasoli.
Il luogo delle carezze mai date, delle gaffe in pubblico, del lavoro perso, di quella volta che hai vinto la gara di corsa, e di quell'altra quando in mezzo al pubblico che ti guardava c'era lui, con quel naso bellissimo.
Quel punto, e forse ve l'ho già raccontato, che ha un nome solo nella mia lingua natia, quella di mia mamma e di mia nonna, di quando mamma mi diceva mi faccio l'acqua ugghiuta c'addauru( il canarino, con limone alloro e tanto zucchero), perchè ho mal di stomaco.
Mi fa male "a ucca l'amma".
La bocca dell'anima.
Che modo stupendo di chiamare un pezzetto di corpo così piccolo e così prepotentemente presente nella nostra vita.
Quelle immagini, adesso, sono piantate nella mia bocca dell'anima.
E non riesco a non pensare che quella gente, quelle facce, in quel preciso istante, avevano un peso nella propria personalissima bocca dell'anima.
martedì 13 dicembre 2011
premestruo

Ti rendi conto che i tuoi rapporti affettivi fanno acqua da tutte le parti quando un giorno ti chiama la tua compagnia telefonica e ti offre di passare all' I Phone, con soli 20 euro al mese. L'unico impedimento è la necessità di una carta di credito. E tu ci pensi, perchè cazzo sono 20 euro, che ci vuole a chiedere a qualcuno di darti la sua per garanzia?
Ci vuole che il contratto dura 24 mesi. Dei lunghissimi 24 mesi. Infiniti 24 mesi.
E tu che, come si sa, ami guardarti impunemente l'ombelico, pensi che tra 24 mesi nessuna delle tue relazioni probabilmente sarà ancora in piedi. Che alla fine non può sempre finire come con l'ex storico, che è sempre un pezzo di casa e di cuore, che magari tipo tra 2 mesi quello nuovo non ti parla più, e quell'altro lì con la barba magari boh, un giorno ci litighi davvero e non vi volete manco più guardare in faccia.
Che poi se questi pensieri li fai il giorno in cui ha pianto:
1 Ascoltando una canzone dei Tiromancino.
2 Pensando a un anniversario che quest'anno non festeggerai.
3 Parlando con un'amica che aveva avuto una notizia da strappare l'anima.
4 Accettando i complimenti di una persona che inizia a conoscerti.
5 Leggendo la pagina di wiki riguardante il ghiaccio.
6 Pensando uno spettacolo importante che farai tra qualche mese.
Capisci che sei in premestruo e non puoi scappare.
E soprattutto che non prenderai l'I Phone, ma quel cellulare scadente con dentro android che non sai come funziona ma che la tua compagnia telefonica ti offre con 1500 punti TUTTI TUOI (TUTTI TUOI mi sembra la parola chiave), anche se questo ti impedirà di avere l'unica cosa che volevi davvero dalla vita: il porta I phone a forma di coniglio, con la coda di pelo. ecco.
AGGIORNAMENTO:
Ho uno smartphone non merdullo, di buona marca, pagato poco, e con un abbonamento fatto con una compagnia che si accontenta di un conto in banca senza carta di credito.
Ovviamente tutto il merito è dell'ex storico che è sempre un pezzetto di casa.
martedì 15 novembre 2011
radici

Uno scatto, alle sette del mattino di un giorno qualunque.
Le mie radici. Radici che bucano anche il cazzo di asfalto. Che premono forte sulla mia cazzo di corazza.
Le radici che forse non ho, quelle che non ho mai voluto avere e che ho razionalmente e definitivamente lasciato a 900 km da casa mia, portandomi dietro solo i difetti, tanto per non sbagliare.
Eppure le vedo, quelle radici, in questi giorni. Le vedo farsi strada, dopo aver premuto da dentro il mio corpo fino a far male.
Le vedo come le vene delle mie mani quando mi si abbraccia troppo forte. Come le vene verdi del braccio di chi ha radici più forti delle mie, e ha meno paura di me nel mostrarle.
Ripesco le mie radici ricominciando a scattare brutte foto di minuscoli bei pezzi di un brutto mondo. che è il MIO brutto mondo.
E me ne fotto, da ora, se tu ti offendi, se lui si offende, se l'altra si offende e se il figlio del cugino della sorella del nonno si offende sentendosi chiamato in causa perchè ha una coda di paglia troppo pesante, lunga e goffa.
E so che sembra strano.
Per per la prima volta dopo mesi, forse anni. Non sono nemmeno incazzata mentre scrivo, nè triste, nè ferita.
Sono un cane che corre veloce. E basta.
martedì 27 luglio 2010
Fame (e non il telefilm)

Ho lasciato i miei bagagli giù, nel treno nascosto nella pancia di questo grosso traghetto che taglia lo stretto. Sono venuta a guardare il mare. In cerca d'aria, come se mi fosse proibito respirare, lì sotto.
Dietro di me un pezzo di Sicilia va via, con la sua madonnina che si staglia all'orizzonte, e davanti ai miei occhi un pezzo di mondo si avvicina, come un primo passo di un viaggio.
E mi chiedo perchè ho tanta fame, fame d'aria, di libertà, di gambe nude in movimento e di occhi liberi di cercare una luce lontana, senza palazzi intorno.
Mi chiedo perchè il rapporto più aperto della mia vita, quello senza limiti, quello dal quale poter prendere tutto, che prometteva ossigeno per corpo e mente, mi ha lasciata affamata di vento.
Perchè quella libertà promessa è stata per me una gabbia soffocante.
E ora guardo il mondo e le sue luci notturne da qui, lascio che gli occhi scrutino il paesaggio come fossero miopi.
Respiro salsedine e lascio che il vento renda i miei capelli una matassa confusa.
Come il mio stomaco.
Come il mio cuore.
lunedì 5 luglio 2010
come il mio vulcano

Borbotto, mi scaldo, tremo e poi sbotto.
Sono come il mio vulcano, quello che tengo da sempre dentro senza nemmeno rendermene conto.
Mi è successo ancora una volta, come ogni due anni in questo periodo.
Mi sono chiesta troppo, ho preteso di essere immortale, instancabile, infallibile.
Ho preso la vita, mi sono tuffata nonostante sentissi odore di marcio, ho vissuto e mi sono lasciata vivere e annusare. Ho permesso al mondo di entrarmi dentro rivoltarmi l'anima e andare via, lasciandomi più sola di prima e con un cuore un poco più duro.
Forse è così. Sarà sempre così. E tra alcuni mesi dirò che ho imparato un sacco, che tutto questo mi è servito a qualcosa, che ora so fare cose nuove che SICURAMENTE mi serviranno nella vita, che SICURAMENTE mi hanno reso una donna migliore, che SICURAMENTE non dimenticherò mai.
E ora sono a Catania, con un bagaglio più grande di quello che sono abituata a portare, con una stanza vuota e pagata a 900 km da qui, e il sogno di viaggi lontani.
Cerco di ricostruirmi ancora, ricostruire quello che ero, che sono, che sarò.
"gallegio alla ricerca di un me stesso con il quale poter dialogare"
lunedì 26 aprile 2010
nel silenzio
Puliva i pesci e faceva consegne a domicilio.
Ogni giorno scaricavano delle cassette di polistirolo piende di grosse vongole.
Arrivavano vive, bastava metterle nella vasca e dopo dieci minuti tiravano fuori un lungo tubo bianco con il quale succhiavano l'acqua e l'ossigeno.
Ma era sufficiente avvicinare la punta di un coltello al guscio per farle scattare e richiudere per un'ora almeno.
Ma poi, quando si riaprivano, se le ritoccavi rimanevano chiuse solo mezz'ora.
E a furia di stuzzicarle ci si abituavano e non si chiudevano più.
A quel punto erano finite. Ci infilavi dentro la punta del coltello e le vongole, idiote, si chiudevano di scatto con tutta la lama dentro.
allora giravi la lama e il guscio si rompeva e nell'acqua usciva una nuvola marrone di carne ed escrementi.
A cosa serve il guscio se ti abituano a non usarlo?
E' meglio non averlo, allora, stare nudi, se serve solo al coltello per ucciderti.
Rino era come quella lama di coltello, Quattro formaggi ci si era abiutato e proprio per questo poteva fargli più male"
Come Dio comanda-Niccolò Ammaniti.
lunedì 5 aprile 2010
cetriolini

Sola da alcuni giorni, sono riuscita dopo tanti mesi a dedicare del tempo ad altre persone, altri sorrisi, altri profumi.
La metà vuota del mio letto è ingombra di bucato appena fatto, sono stata disordinata e ho dormito con l'odore di coccolino tutto intorno.
Continuo ad avere un disperato bisogno di sole, ma sembra proprio che il sole non voglia spuntare, che non voglia abbracciarmi anche se lo chiedo.
Ma forse succede sempre perchè non so chiedere. Non so chiedere nemmeno il sole.
Ieri ho passato tutto il giorno con un'amica storica, una di quelle che vedi un paio di volte l'anno e con le quali riesci a parlare di cose molto intime.
Praticamente siamo capaci di passare ore a guardarci l'ombelico, ognuno guarda quello dell'altro, è questo l'emozione, e ne tira fuori cose sopite, spesso nascoste, sempre difficili da dire.
Per il resto mi lucido la buccia come un cetriolino che vuole essere accettato dentro una meravigliosa insalata piena di ingredienti deliziosi.
E guardo l'insalata chiedendomi se veramente ci sarà mai posto per un cetriolino piccolo e un poco storto come me.
martedì 15 settembre 2009
silenzio
Ora che mi ero affezionata all'odore del tatami devo smontare tutto e andare via.
Dormo circondata dalle valigie per la terza volta in un anno. Cambio posto per la terza volta, ormai abituata a questa vita da zingara.
Domani alle 16 porterò le mie cose fuori di qui, saluterò una stanza pulita e vuota che indosserà ancora per qualche giorno il mio odore, lascerò i miei bagagli da qualche parte e partirò per Kyoto, da sola, anche se non era previsto.
Ho solo un biglietto del bus notturno che parte da Shinjuku verso il Kansai.
Non ho prenotato altro, non ho letto la guida e, mi scuso anticipatamente con tutti, non intendo incontrare nessuno degli amici che vivono lì.
Parto con poca biancheria pulita e un paio di magliette, un cellulare per foto e emergenze e un blocco per appunti.
Ho voglia di ricominciare a scrivere, ho voglia di vedere il sole sulle pagine sporche di inchiostro, di vedere piccole lacrime rendere trasparente quella carta.
Ho bisogno di silenzio e di bellezza.
Arriverò in Italia tra pochi giorni, sfinita e senza nessuna certezza.
So solo di dover fare l'ennesimo trasloco.
E di voler dare gli stessi abbracci della partenza.
lunedì 27 luglio 2009
il castello

E' notte piena e, complice l'assoluta insonnia di questa notte, i pensieri scorrono veloci.
Sono molto stanca, dormo troppo poco e male, divisa tra la voglia di comunicare con chi mi aspetta in Italia e la sveglia alle 7.
7 ore di differenza che rendono difficile anche capirsi, come se condizionassero i pensieri.
E sono avanti nel tempo e indietro col cuore.
E stanotte lascio che la malinconia prenda piede mentre riempio di segni tante pagine bianche, e penso al castello nel quale tengo chiusi i desideri, in torri alte e segrete oscure, e penso a quando io mi creda semplice mentre invece sono un macigno nella vita della gente.
E l'anima si riempie di vecchie nuove parole, che le labbra non possono ancora pronunciare.
Stanotte è quasi finita.
Lascio la malinconia in questa stanza e ricomincio a imparare i passi di questa danza.
martedì 26 maggio 2009
Colori

Sto sempre nel piccolo spazietto che mi sono concessa.
Comoda e al caldo, come se solo quello potesse proteggermi.
Ho imparato a essere un ciclone, nella vita di chi percorre un pezzo di strada con me.
Do tutto quello che posso, rimanendo nel mio angolo nascosto.
Senza invadere lo spazio personale, senza essere un peso.
Cammino in punta di piedi, lascio in giro regali e pezzi di me, e torno a rannicchiarmi, aspettando che arrivi qualcosa.
E quindi ho imparato a non chiedere, a prendere soltanto quello che mi si dona.
E ho perso l'abitudine a dare, senza sentirmi di troppo, senza pensare di essere sempre nel posto sbagliato.
Un posto nel quale una carezza può essere fastidio, un telefono che squilla una rottura di scatole, una richiesta di attenzioni un capriccio.
E adesso mi trovo circondata di muri, nel mio angolo nascosto.
Sempre più spessi e alti.
Sempre più difficili da buttar giù.
Quindi facciamolo.
Andiamo a comprare i colori, scegliamo insieme le tinte adatte a dipingerli.
Li voglio colorati di mille sfumature.
Rendiamoli belli. Mentre io lavoro per ricavare una porta in uno di essi.
domenica 10 maggio 2009
mani

Ho camminato guardando le mani dei passanti, l'altro giorno al parco.
Coppie di persone, di sesso ed età differenti, di diversa estrazione sociale, accomunati soltanto dal sole sul viso.
Guardavo le mani. Lungo i fianchi, incrociate, strette a pugno, intrecciate con quelle della persona accanto.
E notavo che tutte le coppie avevano una caratteristica in comune. L'uomo a destra e la donna a sinistra. La mano forte di lui che tiene quella debole di lei.
E io sono mancina, non ho mai offerto la mano debole a nessuno.
Perchè chi si trovava alla mia destra si scontrava con la mia mano forte e chi si avventurava alla mia sinistra mi offriva la sua debolezza in cambio della mia.
E l'altro giorno al parco ho scelto volontariamente di cambiar posto.
Ti offrire il lato più indifeso del mio corpo.
Nella piena consapevolezza di trovare molta forza nella mano debole di chi mi stava accanto.
domenica 3 maggio 2009
noodles

Pensieri intricati come i noodles crudi.
Che devi tirarli fuori dal pacco tutti insieme, perchè se vuoi mangiarne solo metà devi romperne alcuni.
E io non voglio lasciar briciole, non voglio buttar via tanti piccoli pezzi di pensieri, non voglio immolare niente. E, contemporaneamente, non riesco a mangiare tutto adesso.
Vorrei dipanare metà della matassa di pensieri, quelli più urgenti, quelli senza i quali non riesco a ritrovarmi. E lasciare l'altra metà per i prossimi mesi.
Tra 60 giorni alle 8 del mattino partirà un volo per Tokyo, via Vienna, io sarò lì sopra. In viaggio verso il mio sogno, finalmente, nonostante il ritardo.
Sarò su quel volo da sola, perchè a me non piacciono le scelte semplici, perchè non posso fare a meno di mettermi alla prova.
E lo sto facendo anche adesso, giocando a un gioco difficile che sembra appartenermi ogni giorno di più. E continuo a guardare avanti anche se fa un sacco paura.
Ché sono abituata a camminare attraverso un tunnel guidata dalla luce fuori.
Ma quello che non so fare è camminare sotto il sole, vedendo che davanti a me c'è un tunnel da superare prima di riveder la luce.
Tiro fuori i noodles dalla scatola, scaldo il brodo, taglio i porri e le uova sode, Quasi quasi vado anche a comprare del pesce.
Se devo dipanare la matassa di pensieri, voglio farlo nella maniera migliore.
sabato 21 marzo 2009
友達

Incontrarsi in una discoteca affollata e abbracciarsi fregandosene del sudore e della gente intorno, sussurrarsi coccole all'orecchio e ripetersi mille volte "è bello averti qui". E non riuscire a staccarsi gli occhi di dosso, e aver voglia di passare i giorni successivi per raccontarsi la vita e i sogni.
Trovare il modo di comunicare nel posto sbagliato al momento sbagliato e leggere, negli occhi, pensieri sfocati.
Questa volta non sparisco, amico mio.
T'appartengo e io ci tengo e se prometto poi mantengo m'appartieni e se ci tieni tu prometti e poi mantieni.
Prometto, prometti.
sabato 21 febbraio 2009
il rettangolo blu nello spazio del cerchio.

L'avete fatto anche voi quel gioco da bambini?
Quando davanti a un oggetto di plastica la mamma vi chiedeva di mettere ogni pezzo al posto giusto?
Il triangolo giallo, il cerchio rosso, il quadrato blu e certe volte anche dei piccoli animaletti dalle strane forme stilizzate.
Amavo quel gioco.
Ma...
E' da un po' che ho rinunciato a classificare le cose.
Non do più nomi alle relazioni, non incasello i rapporti nei soliti canonici spazi.
Stanca di tentare invano di inserire il rettangolo blu nello spazio destinato al cerchio rosso.
Chè la geometria non è mai stata il mio forte, ma nel mio mondo pieno di spigoli c'è poco spazio per le cose perfettamente tonde.
E ho riflettuto su un detto della mia terra, cu nasci tunnu non pò moriri quatratu, e ho pensato che io sono quadrata da sempre, e con il tempo ho solo smussato gli angoli per non ferire le mani dei bambini che giocano con me, che cercano di mettere il quadrato blu nello spazio del cerchio rosso.
Non voglio più cercare di essere in tinta col mondo, voglio piuttosto creare intorno a me un modo che mi somigli di più.
Un mondo nel quale blu e rosso si accoppino alla perfezione.
E ci sono pensieri condivisi con persone deliziose, piccole porte sulla mia vita che voglio aprire.
E non chiedetemi di provare ancora a capire se si tratta di un cerchio o di un quadrato. Impossibile giocare a quel gioco, quando non si è più bambini.
venerdì 13 febbraio 2009
libertà
Qualche grammo della mia vita è adesso nel corpo di uno sconosciuto.
L'ho fatto per scelta.
E mentre ero lì ho compilato il modulo per la dichiarazione di volontà sulla donazione di organi e tessuti.
L'ho fatto per scelta.
Avrei desiderato riempire di dati un altro modulo, ma non esiste.
Perchè io non ho scelta.
E questo mi fa impazzire.
Quando il paese nel quale vivo mi toglie la possibilità di scegliere su cose solo mie imponendomi un'etica solo sua, mi sento rapinata della mia dignità.
Io non sono cattolica, non seguo nessuna religione ma tutte le regole del vivere civile.
Non rubo e non uccido. Non violento, rapisco, perseguito, danneggio.
IO NON LIMITO LA LIBERTA' di coloro che mi vivono intorno.
Io non decido cosa è giusto o sbagliato per gli altri, ma io VOGLIO DECIDERE COSA E' GIUSTO PER ME.
Voglio decidere se vivere o morire, voglio decidere se crescere o meno un bimbo malato, voglio decidere se prestare il mio utero alla migliore amica che non può avere figli, voglio decidere se passare la mia vita con una donna, con un uomo, da sola o con 30 gatti e un pappagallo.
Non ho nessuna intenzione di entrare nel merito dei fatti recenti, sarebbe inutile e scomodo, banale e noioso.
Ma io voglio indietro la mia libertà.
mercoledì 7 gennaio 2009
Il piccolo gigante
Passi leggeri e sorriso imbarazzato.
Non l’ho nemmeno sentito bussare, nessuno si è accorto di lui.
Eppure le guardie hanno sempre fatto bene il loro lavoro, hanno sempre indossato la tenuta anti sommossa appena qualcuno tentava di superare la sottile linea rossa che ho tracciato a un metro da me.
Ma non era un pericolo, lui. Non aveva le caratteristiche per essere una minaccia.
E mi sono accorta della sua presenza quando il suo naso era attaccato al mio. E quando ho visto i suoi denti deliziosamente affilati, tanto affilati da lasciare i segni sul collo, tanto affilati da non poter smettere di guardarli.
E lasciarlo andare non è stato facile, quanto capire che non farlo sarebbe stato un errore.
Uno di quegli errori che non lasciano soltanto il segno sul collo. Uno di quegli errori che lasciano il segno nell'anima.
E il pezzetto di cuore che ha staccato è adesso dentro una scatola, nelle sue mani.
Se ne prenderà cura come si fa con le cose preziose, ne sono certa.
Ché quello che c’è adesso conta molto più di quello che non c’è mai stato.
Vola, piccolo gigante. Puoi e sai farlo, basta solo averne il coraggio.
lunedì 24 novembre 2008
il mio cane di pezza
E io in questa casa mi sento così.
La mia infanzia poco felice schiacciata ancora, tra le pareti di un posto che non mi appartiene.
E Catania è bruttissima di questi tempi, le strade buie, la paura di esser rapinata da un momento all'altro come è successo pochi giorni fa a mia sorella, esser buttata a terra e contare graffi e lividi.
Non sto bene, come sempre, qui.
E c'è qualcuno che mi manca a 900 km di distanza e qualcuno che, sorprendentemente, non mi manca quasi più.
Questa sera mi lascerò amare da chi veramente lo merita, da chi è la mia vera famiglia.
Quella che io ho scelto.
E organizzo il capodanno altrove, con altri pezzi di cuore.

