lunedì 31 marzo 2008

me.



La stanza è vuota.
Le pareti bianche intorno a me, e dentro me, fanno male.

Sono riuscita a far venir fuori tutte le lacrime che ho tenuto dentro per mesi,e l'ho fatto nel momento sbagliato.
Per una volta non sono stata forte, proprio quando era necessario.

Adesso c'è solo da ricostruire,pezzo per pezzo.
Ricostruire una vita da sola che so di saper vivere ma non ricordo come.

So occuparmi di me,nel senso organizzativo del termine.
In questo sono bravissima.
Ma non so se sono capace di coccolarmi,di amarmi.
A questo ci hanno pensato gli altri,nella mia vita.

Ora devo solo rifiorire,l'ho promesso.

venerdì 28 marzo 2008

il passo del gambero


Come si chiamava quel gioco che si faceva da bambini?
Quello in cui qualcuno ti ordinava di fare un certo numero di passi di un animale?
Che memoria flebile.
Ricordo solo il passo del gambero:un passetto avanti e due indietro.

Ho ricevuto tanti input che mi hanno portato a riflettere sull'amore,sarà la primavera.

Mi ha molto colpito la vignetta di Canemucca che ho postato(GRAZIE).
Mi sono resa conto di aver provato per anni a camminare ad un passo che non era mio.
In fondo una paperella può adattarsi a camminare sulla terraferma.
Può rinunciare a delle cose,seppur fondamentali,almeno fin quando non si rende conto che non può esser per sempre,ma mai potra camminare alla stessa velocità di un coniglio.
Le possibilità sono quindi due: o uno corre e l'altro rallenta,e la cosa implica uno sforzo non sempre tollerabile per entrambi,oppure dopo un po' di tempo ci si troverà distanti,uno dei due avrà percorso un cammino maggiore o,per lo meno,diverso da quello dell'altro.


Io non sono stata papera nè coniglio in questi anni.
Sarei voluta essere lepre ed invece sono stata gambero...un passo avanti e due indietro.


Ed adesso non so cosa voglio.Forse attendo che siano gli altri ad avvicinarmi o,forse, senza rendermene conto, mi sto lanciando senza paracadute nella speranza di non ritrovarmi spiaccicata al suolo.

Da ragazzina rimasi molto colpita da un brano de "Il Simposio" di Platone.

"Nel principio, tre erano i sessi dell'uomo, non due, il maschio e la femmina, come ora: ce n'era un terzo che aveva in sé i caratteri degli altri due, ma che oggi è scomparso e del quale resta soltanto il nome: l'andrògino. Esso, infatti, era un essere a sé stante che, nell'aspetto esteriore e nel nome, aveva dell'uno e dell'altro, cioè, del maschio e della femmina; oggi, ripeto, non resta che il nome che, per di più, ha un significato infamante. Inoltre, la figura di questo essere umano era arrotondata, dorso e fianchi formavano come un cerchio; aveva quattro mani e quattro erano pure le gambe; aveva anche due facce, piantate su un collo anch'esso rotondo, completamente uguali e attaccate, in senso opposto, a un unico cranio; aveva quattro orecchie, doppi gli organi genitali e, da tutto questo, possiamo immaginarci il resto."


">gli uomini furono divisi in due, ma ecco che ciascuna metà desiderava ricongiungersi all'altra; si abbracciavano, restavano fortemente avvinti e, nel desiderio di ricongiungersi nuovamente, si lasciavano morire di fame e di accidia, non volendo far più nulla, divise com'erano, l'una dall'altra. Quando, poi, una delle due metà, moriva, quella rimasta in vita, se ne cercava un'altra e le si avvinghiava, sia che le capitasse una metà di sesso femminile (che oggi noi chiamiamo propriamente donna) che una di sesso maschile; e così, morivano. Allora Giove, impietosito, ricorse a un nuovo espediente: spostò il loro sesso sul davanti; prima, infatti, l'avevano dalla parte esterna e generavano e si riproducevano non unendosi tra loro, ma alla terra, come le cicale. Dunque, trasferì questi organi sul davanti e, così facendo, rese possibile la procreazione attraverso l'unione del maschio nella femmina; lo scopo era quello di far generare e di perpetuare la specie grazie a un simile accoppiamento tra maschio e femmina; se, invece, l'unione fosse stata fra maschi, dopo un po' sarebbe venuta sazietà da questo connubio e così, una volta separatisi, sarebbero potuti ritornare al lavoro e alle altre cure della vita. Da tempi remoti, quindi, è innato negli uomini il reciproco amore che li riconduce alle origini e che di due esseri cerca di farne uno solo risanando, così, l'umana natura."Ho cercato qualche giorno fa il testo,e rileggendolo molti anni dopo ne ho colto sfumature che non avrei potuto cogliere a 15 anni.

Escludendo tutte le allusioni del Simposio all'amore omosessuale(che,inspiegabilmente, erano state accuratamente tagliate dai brani che studiavo al Liceo)mi sono accorta che non c'è solo il romanticismo che io avevo visto in quegli anni.

Adesso, mi colpisce la spasmodica e dolorosa ricerca di qualcuno che ci completi,quella voglia di ritrovarsi schiena contro schiena,alleati,sapendo che non ci si farà del male.
Quel desiderio di riscoprirsi esseri a tuttotondo,capaci di far qualunque cosa insieme.

Schiena contro schiena,come quando ci si trova a dormire nello stesso letto,voltati,e si sente il calore delle due schiene che si toccano che si diffonde in tutto il corpo.
Una sensazione di benessere assoluto.

E forse io mi aspetto questo.
Non aspetto la perfezione,aspetto solo quel calore.

giovedì 27 marzo 2008

silence


"se ciò che ci divide dalle bestie
è una parola per ferire gli altri
non mi dispiace affatto d’esser muto
come un pesce"

Sono silenziosa,me lo dicono in tanti!
Ed è veramente una cosa strana,per me.

Il silenzio è forse la cosa che cerco di più.
Tutti parlano troppo per me,in questo momento,e quasi tutti dicono cose delle quali non mi importa un fico secco.

Sono diventata gelida e menefreghista forse,o semplicemente sono soltanto stanca di ascoltare cose non importanti.Ci sono,e ci sarò sempre,per gli amici. Per chi ha bisogno della parola giusta al momento giusto,per chi ha bisogno di una spalla.

Ma ,vi prego,evitatemi delle pippe infinite sui calzini spaiati ed il carovita.

Finalmente capisco chi mi ha sempre detto che faccio sanguinare le orecchie con le mie chiacchere.
Io,che ho un maledetto parere su tutto.

Avrei preferito nascere sciocca,una di quelle stupidine con l'occhio penetrante che non parlano mai dando la sensazione di nascondere chissà cosa,ma invece non hanno semplicemente nulla da dire.
Sarei stata più serena forse.

Ho bisogno di SILENZIO e di TEMPO!
Le due cose che nella mia vita ho cercato di evitare come la peste!


"ho mille strade da percorrere
non una sola via di fuga
ho mille luci da far splendere
eppure vago nell’oscurità
ho mille secoli alle spalle
ma non un’ora per voltarmi
non un minuto per sentire che sei qui vicino a me"

lunedì 24 marzo 2008

En Attendant Godot


6 ore di treno come conclusione di 3 giorni perfetti.
6 ore di treno,e nel mio vagone una famiglia napoletana allargata(zie, cognate,suocere e bambini) di discutibile educazione.
Con me il libro di "storia della scienza moderna"da studiare per l'esame della prossima settimana.
Nelle orecchie la colonna sonora di "Across the Universe".
Poteva essere tutto perfetto se i dodici componenti della famiglia sopracitata non avessero iniziato a gridare(le zie)borbottare(le cognate)ciarlare(le suocere)piangere(i bambini,tutti insieme!)

Ho smesso di studiare,ho alzato il volume al massimo possibile ed ho cercato di selezionare i suoni che arrivavano alle mie orecchie scegliendo solo quelli desiderati.
I pensieri fluivano.

Non riesco a tenere le redini della mia vita.
Ho troppe cose importanti da dover fare,così tante da dimenticarmi che ce ne sono alcune che VOGLIO fare!

Devo studiare,devo trovare una soluzione valida ai miei problemi economici,devo scrivere la tesi e,cazzo,devo scriverla in Italia,devo riprendermi da questo periodo e devo curare le ferite che da troppo tempo faccio finta di non sentire.

E poi,vorrei ricordarmi il perchè del mio amore per il Giappone e la sual lingua,vorrei tenere in mente che devo darmi la possibilità di godere di uno sguardo che scalda il cuore nonostante tutto,vorrei ricominiciare a sorridere realmente,vorrei smettere di tener tutto dentro me semplicemente perchè non voglio caricare gli altri delle mie emozioni negative.

Non so da dove partire,inizio tutto e mollo tutto.
E' così ogni santo giorno.

Aspetto,come nella commedia dell'assurdo,che arrivi Godot e,nel frattempo,esprimo pensieri insensati e luoghi comuni che fanno sentire gli altri più intelligenti e me più idiota.

Godot non arriva,attendo ancora.