venerdì 13 febbraio 2009

libertà

Stamane sono andata a donare il sangue.
Qualche grammo della mia vita è adesso nel corpo di uno sconosciuto.
L'ho fatto per scelta.
E mentre ero lì ho compilato il modulo per la dichiarazione di volontà sulla donazione di organi e tessuti.
L'ho fatto per scelta.
Avrei desiderato riempire di dati un altro modulo, ma non esiste.
Perchè io non ho scelta.

E questo mi fa impazzire.
Quando il paese nel quale vivo mi toglie la possibilità di scegliere su cose solo mie imponendomi un'etica solo sua, mi sento rapinata della mia dignità.
Io non sono cattolica, non seguo nessuna religione ma tutte le regole del vivere civile.
Non rubo e non uccido. Non violento, rapisco, perseguito, danneggio.
IO NON LIMITO LA LIBERTA' di coloro che mi vivono intorno.
Io non decido cosa è giusto o sbagliato per gli altri, ma io VOGLIO DECIDERE COSA E' GIUSTO PER ME.
Voglio decidere se vivere o morire, voglio decidere se crescere o meno un bimbo malato, voglio decidere se prestare il mio utero alla migliore amica che non può avere figli, voglio decidere se passare la mia vita con una donna, con un uomo, da sola o con 30 gatti e un pappagallo.

Non ho nessuna intenzione di entrare nel merito dei fatti recenti, sarebbe inutile e scomodo, banale e noioso.

Ma io voglio indietro la mia libertà.

mercoledì 11 febbraio 2009

preconcetti


Il signor Franco ha un'età indefinita tra i quaranta e i sessant'anni, è alto e magro e con modi gentili.
Ho notato subito la sua presenza, quando sono arrivata nella casetta di pollypocket.
Ogni mattina sorride e saluta, con galanteria e riservatezza, si rende disponibile in ogni modo anche se non fa parte dei suoi doveri.
Un giorno di qualche tempo fa mi sono fermata a osservare la sua portineria, lui era già andato via ma dentro c'era comunque una piccola luce accesa.
Nella sua libreria decine di libri, testi teatrali e tragedie greche, manuali di architettura e libri di storia.
Ho iniziato a leggere i titoli uno a uno. Erano libri che mi erano in gran parte sconosciuti, alcuni in lingua originale con testo a fronte, altri brossurati e dall'aspetto costoso.
Ho sorriso, percorrendo il giardino che porta alle scale di casa, ho sorriso pensando a un libro letto pochi mesi fa, quando abitavo ancora nella casa della periferia, quando avrei desirerato che fosse Renée il primo incontro del mattino.

Il giorno dopo, in portineria, c'era un leggio posizionato in modo da permettere a tutti di leggere la pagina scelta dal silenzioso portinaio.
Mi sono emozionata, come se fosse un messaggio scritto a matita su una pagina bianca, un messaggio scritto solo per me.
E ripenso, qualche volta alle sorprese che la vita offre, ai piccoli preconcetti con i quali sono cresciuta. La cultura è dove meno te l'aspetti.

domenica 8 febbraio 2009

20mila seghe sotto i mari.


"Ma con il tipo indeciso?"
"Mah, si è nascosto per l'ennesima volta dietro un dito"

Eh si.
Perchè tirar fuori le palle è la mossa più difficile. Significherebbe parlare e spiegare. E invece è molto più facile continuare a giocare, soprattutto con una come me che è capace di sorridere anche mentre riceve un calcio sugli stinchi.
Butto via le manette, quelle che hanno stretto polsi e budella per mesi, perchè non sono una da tenere imprigionata per lungo tempo. Che quel gioco piaceva anche a me ma dopo un po'diventa tutto disperatamente noioso.
E adesso una decisione la prendo io, seria e concreta, perchè di seghe mentali ne ho le tasche piene.
Adieu mon cher.
Il mondo fuori di qui mi aspetta.
Quindi, signore e signori, si aprano le danze.

mercoledì 4 febbraio 2009

love therapy


Le luci di un'umanità in corsa che scorrono lente sotto di te.
L'aereo decolla, la sciarpa nuova è ancora intorno al collo, come per tenere al caldo i ricordi.
Nella valigia, posizionata nella cappelliera sopra la mia testa, ho sorrisi speciali.
Amiche vecchie e nuove che mi hanno coccolata durante il fine settimana come se fossi un cucciolo, tre importantissimi sorrisi che attendevo di vedere da mesi e che mi hanno regalato calore durante i tre gelidi giorni successivi.
Un guantino a righe che ha perso il suo compagno durante una corsa per prendere le metro, 150 pagine a colori che è stato emozionante sfogliare, la consapevolezza di fare ancora paura ai pavidi.
Quaranta minuti sopra le nuvole, per pensare a tutto questo.
Quaranta minuti per ricordarmi che alla fine vale comunque la pena, nonostante i piedi congelati e doloranti, nonostante la fatica e l'influenza.
Quaranta minuti per poi vedere altre luci, altra umanità in corsa, forse più stanca, che ha voglia di mettere a letto i bimbi, andare a dormire, far l'amore.