sabato 6 luglio 2013

un attimo prima

un attimo prima ero al caldo, a parlare di vita e amore con una cara vecchia amica.
un attimo dopo, come ho già raccontato, il buio. E poi la voce acuta e lontana, ovattata e irriconoscibile.
Un attimo soltanto, che invece è stato più di un minuto, una testata e poi un'altra e poi in acqua senza coscienza, tirata su da uno scricciolo di donna potente, alla quale, fatalismi a parte, devo molto, praticamente tutto.

Cos'è? il Karma?
Forse quel regalo fattomi dal destino è il motivo per cui ogni giorno, dal giorno dopo la mia non morte, sto dovendo dimostrare a me stessa che merito di essere qui.
E pensare che tutto sarebbe potuto finire lì. E pensare che tante tante volte nella mia mente è passato, questo inverno, il dubbio che in fondo non molto in questo sciocco anno sia stato degno di essere vissuto.

Eppure se ci penso un poco, al giorno della mia non morte di un anno fa alle terme di Hakone, mi rendo conto di quanto, nonostante tutto, avrei perduto in questo unico stupido anno, se la mia ronin avesse avuto un corpo comune invece di esser fatta di pietra e acqua piovana.
una testolina mezza rasata, il pavimento di legno rosso, il tocco di due estranei una sera qualunque in un locale qualunque, mani tra i miei capelli, mani tra i suoi capelli da tirare forte, gris gris e sorrisi d'avorio, le canzoni dei doors e l'odore di macchina nuova, una mattina a letto con un pianoforte che suona per me, le lacrime su un palco piccolo e lo schiocco degli schiaffi su uno grande, viaggi, viaggi, viaggi e viaggi intorno a questo piccolo grande mondo.

Sono poche le cose che hanno avuto motivo di esistere quest'anno. abbastanza da avere dato motivo di esistere a me.

Questa la mia faccia. un attimo prima. in quella vasca bollente.


lunedì 17 giugno 2013

365 giorni

365 giorni fa ero qui. sotto il diluvio universale, in cerca di templi nascosti, con la faccia bagnata e l'anima confusa.
Ero a 12000 km da casa con intorno il silenzio e dentro il rumore dell'ora di punta.
Camminavo da 11 giorni senza sosta, con i piedi sofferenti e lo zaino ormai appiccicato addosso. Rientravo da una notte passata a studiare corde a Osaka e, appena messo piede nel mio caldo ostello kyotese, avevo scelto di uscire verso un altrove di cui avevo bisogno.

Dall'altra parte del mondo avevo una camera in disordine, con un letto a soppalco saldamente bloccato al muro, perchè non cigolasse quando ci facevo l'amore, una coinquilina che sembrava perfetta, un ex fidanzato che mi detestava, pochi amici davvero importanti e molti passanti, un fidanzato che ero erroneamente sicura mi amasse, un libro da scrivere, dei capelli da far crescere, una trombamica condivisa che pensavo sincera e una non fidanzata che credevo di riuscire, prima o poi, ad amare.

Volevo tornare a casa a riprendermi la mia vita. Camminarci dentro con la leggerezza che quei giorni a piedi mi avevano regalato, con l'amore che solo dopo essermi ripulita sangue e respiro sarei stata in grado di dare.

Nulla di ciò che avevo era vero, invece. Nulla realmente sincero. E come un turbine, un bacio sulla guancia in aeroporto, una notte sul soppalco da sola, poche lacrime alla cassa di un supermercato, e ancora più veloce: una casa messa a soqquadro, la polvere bianca sul pavimento, i panni in lavanderia, il letto di casa di Mav, i baci in fronte, l'illusione di un nuovo inizio, e il posto di blocco a piazza venezia, la solitudine dell'estate a Roma, l'addio, il trasloco e la sensazione di non avere più pelle addosso nè piedi su cui camminare.


Non scatto una foto di me adesso.
Stesa a pancia in giù sul letto al piano di sopra della mia casa minuscola che sembra una barca, con le mutandine color petrolio e i piedi lucidi di crema che si muovono seguendo la colonna sonora di Anything Else.
Intorno il mio solito disordine, quello dei tempi solitari, una sola luce accesa, puntata in alto, e l'azzurro dello schermo del computer che mi illumina la curva della schiena, le spalle tirate sui gomiti, il volto in penombra a guardare lo schermo le dita, smaltate di rosso che galoppano sulla tastiera.

Lascio il pensiero tornare al posto in cui ho nascosto una fetta della mia anima, se andate la trovate lì, in mezzo ai bamboo tra la terra e il cielo.
E mi tengo una vita come questa, meno bella di quella che avevo un anno fa. Fortemente sincera.


mercoledì 12 giugno 2013

disquisizioni veloci e mattiniere sull'amore matematico

il mondo è fatto di finti buoni e di finti cattivi, almeno per l'80 %. Restano, quindi, più o meno un 10% di buoni veri e un 10% di cattivi veri.
Di solito le coppie sono formate da un finto buono e un finto cattivo, che vivono il loro rapporto come gatto e topo prima, e come topo e gatto poi, quando si dichiarano davvero per quel che sono. E se sanno adeguarsi, alla fine vivono felici e contenti.
Poi esistono le coppie in cui un vero buono incontra un finto buono che lo rovina per sempre.
E quando un finto cattivo convinto di giocare alla pari con un cattivo vero, ne resta schiacciato.
Rimangono, quindi, solo 3 possibilità.
Due veri buoni insieme, se si trovano, visto quanti pochi sono e visto che alcuni di loro vengono rovinati per sempre dai cattivi veri, si annoieranno a morte.
Due cattivi insieme si annulleranno, o diventeranno dolore puro per il resto del mondo.
Un finto cattivo e un vero buono, se supereranno lo spiazzamento iniziale, si ameranno per sempre.

oggi mi si può in effetti dire che sono una cinica calcolatrice (finta) cattiva

domenica 21 aprile 2013

3 carte

non mi sono mai sentita rappresentata dal governo in carica, fin da quando sono stata in grado di capire a cosa servisse averne uno. Faccio parte della generazione che con i vari Amato, D'alema, Berlusconi Fini e compagnia bella ci ha fatto colazione con la zuppa di latte prima di andare a scuola a imparare le tabelline. E ora, mentre io sono adulta e con tutta la vita davanti mi sono rotta di guardare quattro vecchi che questa vita cercano di renderla impossibile.
Ieri la delusione definitiva. 1000 persone contro tutto il paese, 1000 persone che decidono senza ascoltare affatto, perchè le urla in piazza sono di 4 scemi, perchè quello che dice la gente su internet non conta, perchè alla fine sui vari social network c'è solo metà della popolazione italiana, e l'80% della popolazione dai 14 ai 70 anni. Mica una percentuale attendibile, mica rappresentativa della società.
Loro si, che sono rappresentativi, mille stronzi miliardari, ammanicati e pigri, che passano le giornate chiusi nelle loro case, o nelle loro auto blu o in ristorantini deliziosi del centro, nella speranza che il loro gioco delle tre carte funzioni.

E il signor Silvio Berlusconi, leader indiscusso dello schifo che vediamo, signore assoluto di tutto ciò che causerebbe una rivolta popolare ovunque, tranne nel nostro meraviglioso paese tutto pizza e mandolino, il signor Silvio Berluscono, dicevo, se la ride. Lui ha vinto di nuovo, lo metteranno lì, spero, a passare la sua vecchiaia sotto la protezione del titolo di senatore a vita, pagato da noi, senza pagare mai quello che ha fatto a noi.
La foto del suo sorriso plaudente, al nome di Napolitano presidente della repubblica(tutto minuscolo), è un colpo allo stomaco. Il simbolo del fallimento completo della politica italiana.

Ho votato centro sinistra da quando ho diritto al voto.
Ho messo faccia corpo e testa per il Partito Democratico. Ho creduto che, nonostante il mio cuore mancino, mediare potesse essere la soluzione.
E invece sono stata tradita. Insieme al 26% della popolazione.

Nel Gattopardo, Tancredi diceva: bisogna cambiare tutto per non cambiare nulla.
E dalla nascita della repubblica italiana ci siamo lasciati fottere.
Adesso finalmente sono sinceri. Non vogliono cambiare nulla.
E nulla cambierà se non saremo noi a farlo.